Un Don Giovanni fuori dagli schemi, provocatorio e irriverente.

Su una scena scintillante come un palcoscenico glam-rock, illuminata da un candido pavimento di piastrelle a led, giace un uomo. Addormentato su un letto a forma di croce, è ubriaco e sfatto per i bagordi della notte passata e fa fatica ad alzarsi, anche se il fedele servo gli intima di scappare, per evitare la collera dei mariti appena cornificati. Ma lui, bizzoso e fatalista, fa resistenza: «Non posso scappare senza la musica giusta!». Non è Molière, né Mozart: è il Don Giovanni secondo Filippo Timi. Dopo l’Amleto, il più irriverente fra gli artisti del teatro italiano continua il suo percorso di riscrittura e reinterpretazione dei classici, travolgendo questa volta il mito del grande seduttore con il suo humour nero e il suo gusto beffardo per l’eccesso, la stravaganza, il kitsch. Don Giovanni è il prototipo di un’umanità volubile, che ha fame di potere, che ama la mistificazione e l’autoinganno, proprio perché sa che è condannata a estinguersi, che non potrà esimersi dal suo appuntamento con la morte. «Don Giovanni conosce la sua fine, è solo questione di rincorsa. – scrive Timi – Egli sa che la vita è una farsa che si trasforma in tragedia. Vivo è solo ciò che muore, e solo amando si rischia davvero di toccare le vette gelide dell’estrema solitudine. Solo tradendo si raggiunge l’amore assoluto. Un desiderio morto non è più un desiderio. […] Non l’ha scelto lui di nascere Mito, gli è capitato, e lui non si sottrae dall’essere se stesso».

spettacolo adatto ad un pubblico adulto

Carignano 17 – 22/3/15
di e con Filippo Timi
e con Umberto Petranca, Alexandre Styker, Marina Rocco, Elena Lietti, Lucia Mascino, Roberto Laureri, Matteo De Blasio, Fulvio Accogli
regia Filippo Timi
luci Gigi Saccomandi
costumi Fabio Zambernardi
suono Beppe Pellicciari
Teatro Franco Parenti // Teatro Stabile Dell’Umbria