Il viscido Tartufo di Tullio Solenghi e l’attonito Orgon di Eros Pagni danno volto alla sempre attuale dialettica fra ipocrisia e stupidita.

Eros Pagni e Tulio Solenghi, intrepreta il capolavoro di Moliere. Quando Moliere mise in scena per la prima volta, nel 1664, Il Tartufo, dovette vedersela con la famigerata “cabala dei devoti”, che infestava allora la corte del Re Sole e che riuscì a far bandire la commedia per diversi anni. Niente di cui stupirsi, visto che è la storia di un sepolcro imbiancato: un falso devoto, un baciapile bugiardo, che dietro pie sembianze circuisce il ricco e fin troppo ingenuo Orgon, per spogliarlo dei beni e approfittare della moglie. Portando in scena il capolavoro sempre moderno di Moliere, nella nuova traduzione di Valerio Magrelli, il regista Marco Sciaccaluga attenua pero i toni cupi e le ostentazioni devote dell’ipocrita anti-eroe, prediligendo il registro farsesco, perfetto per mettere alla berlina le debolezze umane. «Il Tartufo – spiega Sciaccaluga – e una commedia strutturata a “suspense”: il pubblico, come quasi tutti i personaggi, sa chi e l’assassino; ma, attraverso il comico, siamo tutti costretti a vivere nell’angoscia perché proprio colui che ha il potere in quella casa non se ne accorge, portando così la famiglia alla rovina. […] E proprio questo che insieme ci fa ridere e ci fa paura. A Moliere riesce l’impresa grandiosa di rendere comica e interessante la stupidita umana».

Carignano – 21/4 – 3/5/15
di Molière
versione italiana Valerio Magrelli
con Eros Pagni, Tullio Solenghi, Marco Avogadro, Massimo Cagnina, Alberto Giusta, Barbara Moselli, Pier Luigi Pasino, Mariangeles Torres, Antonio Zavatteri, Gennaro Apicella, Elisabetta Mazzullo
regia Marco Sciaccaluga
scena e costumi Catherine Rankl
luci Sandro Sussi
musiche Andrea Nicolini
Teatro Stabile di Genova