Shaw è un maestro dei dialoghi e la Signora Warren è l’ideale prova d’attrice per una signora del teatro italiano.

La professione della signora Warren e di quelle che non si possono nominare in società. Di sicuro non nell’alta società inglese di fine Ottocento. Cosi, quando la giovane Vivie Warren, laureata a Cambridge e avvezza a sofisticate frequentazioni, scopre che la ricchezza della madre viene dalle case di tolleranza di cui e tenutaria, vorrebbe immediatamente tagliare i ponti con le sue origini. L’intransigenza morale avrebbe pero un prezzo troppo alto: le comodità, i privilegi e lo stesso futuro di Vivie sono infatti pagati da quel denaro “sconveniente”… Scritta nel 1894, La professione della Signora Warren e forse l’opera più celebre di George Bernard Shaw. E anche quella dalla vita più travagliata: andata in scena per la prima volta nel 1902, subì immediatamente la censura vittoriana, che la bandi dalle scene fino al 1924. L’umorismo tagliente del drammaturgo irlandese affondava la lama in un tema troppo scabroso per il perbenismo dell’epoca, trattando la prostituzione non come colpa individuale, ma come male sociale, conseguenza di una condizione femminile di sfruttamento e subordinazione. «La commedia – scrive il regista Giancarlo Sepe – mi ha aperto uno squarcio su un mondo che Shaw ha rappresentato con attitudini borghesi e ipocrisie, tutte legate prevalentemente al sesso e alla voglia di sesso dei quattro protagonisti maschili. Possiamo dire che sono tutti dei “puttanieri” e le due donne, chi per un verso chi per un altro, sono vittime di una società maschilista».

Carignano 13 – 18/1/2015
di George Bernard Shaw
con Giuliana Lojodice
con la partecipazione di Giuseppe Pambieri
e con Pino Tufillaro, Fabrizio Nevola, Federica Stefanelli e Roberto Tesconi
regia Giancarlo Sepe
scene e costumi Carlo De Marino
luci Gerardo Buzzanca
Francesco Bellomo – l’isola trovata