La narrazione di Cederna ha il passo di un viaggio e restituisce umanità anche quando la storia si fa disumana.

«Sarajevo, domenica 28 Giugno 1914. Un sole sfavillante inondava di luce l’Arciduca Francesco Ferdinando, erede al trono dell’Impero Austro‐ungarico, e la sua consorte la duchessa Sofia. Una popolazione poliglotta, multinazionale, religiosamente variegata, aveva imparato a vivere in reciproca armonia, sotto qualsiasi bandiera. Sono le 10 del mattino. Fra meno di trenta minuti due colpi di pistola sconvolgeranno quel mondo». La primavera del 1914 era stata per l’Europa una stagione euforica. Al culmine della Belle Époque, l’arte, il progresso tecnologico e soprattutto la liberta facevano sognare un futuro meraviglioso. Ma dietro le quinte, già si stava preparando la più imponente tragedia che l’umanità avesse mai conosciuto: la prima guerra mondiale. Quasi 10 milioni di soldati uccisi al fronte, 7 milioni di civili morti, più di 20 milioni di feriti e mutilati: oltre ad essere il primo conflitto moderno, la Grande Guerra fu anche la prima grande carneficina di massa. A cent’anni dal conflitto, Giuseppe Cederna ha voluto raccontarne “l’altra storia”: i pensieri, le preghiere, le illusioni, i desideri, le paure. Dall’esaltazione patriottica dell’inizio, al terrore delle trincee e alla disperazione delle citta bombardate: memorie, poesie, racconti, lettere dal fronte, da Marinetti a Gadda, da Wilfred Owen a Ungaretti fino a Erri De Luca.

Gobetti 7 – 11/1/15
dedicato al Centenario della Grande Guerra
a cura di Augusto Golin e Giuseppe Cederna
con Giuseppe Cederna
musiche dal vivo Alberto Capelli, Mauro Manzoni
regia Ruggero Cara
produzione Art Up Art