Teatro Gobetti

7 – 18 ottobre e 27 ottobre – 8 novembre 2015 – prima nazionale

L’AVARO

di Molière

traduzione Sara Prencipe

con Jurij Ferrini, Elena Aimone, Matteo Baiardi, Vittorio Camarota, Fabrizio Careddu, Sara Drago,

Daniele Marmi, Raffaele Musella, Gloria Restuccia, Rebecca Rossetti, Michele Schiano Di Cola,

Angelo Tronca

regia Jurij Ferrini

Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Insieme a Tartufo, Il malato immaginario e Il borghese gentiluomo, L’avaro è una delle grandi commedie di Molière, una delle più note, celebrate, rivisitate a partire dal 9 settembre 1668, data del debutto al Théâtre du Palais-Royal a Parigi. Una commedia amara, costruita attraverso numerosissime fonti e contaminazioni, non solo sociali, ma anche letterarie. Meccanismo compiuto e spassoso, animato da alcuni tra i temi più tradizionali del teatro comico, L’avaro è terreno fertile per la rilettura dell’interprete e regista. Dopo il successo di Cyrano de Bergerac, Ferrini affronta un altro testo fondamentale del teatro: «Io penso che se abbiamo perso la capacità di far ridere con le grandi commedie classiche, dotate di ingranaggi comici perfetti, capaci di sostenere una trama portante e svelare personaggi eternamente attuali, se non sappiamo più far divertire davvero il pubblico con questi personaggi straordinari, con il loro linguaggio, con le loro debolezze e passioni sfrenate, significa che qualche problemino lo abbiamo noi teatranti e non il pubblico. Ecco perché è appassionante la sfida di tornare a far ridere il pubblico con la complessità umana dei protagonisti di un testo come L’avaro. La caratteristica dei classici è proprio quella di attraversare le epoche della storia e rimanere integri anche dopo enormi cambiamenti sociali. Purtroppo non vedo nulla di antiquato in un uomo ossessionato dal possesso al punto da togliere ogni prospettiva di felicità alla sua stessa prole, da diventare addirittura usuraio ai danni di suo figlio. Arpagone è un vecchio che per egoismo condanna all’infelicità una generazione di giovani, mentre loro tentano in ogni modo di aggirare la sua prepotenza. Guardandomi intorno, osservando il mio paese, i suoi potenti e i suoi sudditi… vedo in tutto questo qualcosa di estremamente familiare». Nella sua carriera di attore e regista Jurij Ferrini ha saputo destreggiarsi tra autori antichi e moderni, spogliando puntualmente degli orpelli ogni messinscena, per restituire i testi nella loro scarna e pungente nudità.

01_L’Avaro