Gabriele Lavia affronta il testo più famoso di Johan August Strindberg. Un conflitto di coppia innesca un conflitto tra un uomo e una donna, specchio della critica ai valori della società borghese.

«Un capolavoro di dura psicologia», come lo definì Nietzsche, è qui diretto e interpretato da Gabriele Lavia, che lo allestisce come archetipo del precipitare dell’uomo e della crudele sopraffazione da parte della donna. Il Padre è una tragedia che nasce dal tentativo di comporre un’opera “naturalistica”, uno scavo nella natura umana a partire da una banale vicenda familiare: due genitori si scontrano sull’educazione da impartire alla figlia. Un padre che è l’icona dell’uomo moderno, lontano da ogni forma di superstizione popolare o religiosa, che vorrebbe decidere il destino della figlia adolescente Berta e mandarla a studiare in città, per farla diventare un’insegnante. Questo suo desiderio si scontra con quanto invece desidera la moglie, donna dal carattere concreto e volitivo, ma anche pronta a tutto: non solo instilla nel marito l’atroce dubbio di non essere lui il padre della fanciulla, ma d’accordo col medico, si organizza finanche per farlo interdire grazie ad un referto sulla sua fragilità nervosa, scatenando nell’uomo un calvario mentale che finisce per annientarlo. La crisi della famiglia borghese, la lotta fra i sessi, la solitudine umana costretta in dinamiche relazionali rigide e fredde sono al centro di quest’opera, nella quale si rispecchiano i lunghi periodi di sofferenza psichica dell’autore. Un corpo a corpo tra uomo e donna che è la testimonianza del tormentato rapporto con l’interiorità femminile, che racconta in modo ancora oggi attuale l’impotenza del maschio davanti alla fragilità dell’anima e delle relazioni.


di Johan August Strindberg
con Gabriele Lavia
e con Federica Di Martino, Giusi Merli, Gianni De Lellis, Michele Demaria, Luca Pedron, Gidari Ghennadi
regia Gabriele Lavia
scene Alessandro Camera
costumi Andrea Viotti
Fondazione Teatro della Toscana