Argentino naturalizzato francese, autore di spettacoli esuberanti e dotati di una vena ironica tenera e folle, Alfredo Arias firma la regia di Circo equestre Sgueglia di Raffaele Viviani, prima commedia del drammaturgo napoletano in prosa e musica, composta e andata in scena al Teatro Bellini di Napoli nel 1922. Viviani, autore di una drammaturgia epica e densa di valenze sociali, grazie alle sfaccettature delle proprie opere venne paragonato dalla critica ora a Pirandello ora a Brecht. La storia di Circo equestre Sgueglia, ambientata tra baracconi e giostre, gira intorno a due clown, vittime della infedeltà dei rispettivi compagni di vita, attorniati da una galleria di personaggi che sbarcano il lunario in condizioni di perenne precarietà. «La scrittura di Viviani – scrive Arias – s’impossessa di un mondo particolarmente tragico: il circo, l’emblema della fragilità. Un mondo esposto alla tempesta, ai capricci della pioggia e del vento, ai sussulti del cuore perché questa comunità è anch’essa alla mercé delle intemperie della passione. Da questa immedesimazione con “il povero diavolo” che si nasconde in noi, nascono le lacrime. Come se esse volessero placare la violenza di un’ingiustizia commessa su questo individuo privo di qualsiasi cinismo, che si rifugia nel profondo di ognuno di noi. Viviani ci trascina in un doppio gioco. Un gioco che noi dobbiamo immaginare – quello della rappresentazione circense – e uno al quale assistiamo – quello della vita. Ci dice che non esiste rifugio possibile: anche il circo, concepito come un ultimo riparo, è esposto alla vertigine della passione e i suoi abitanti possono esserne espulsi in qualsiasi momento per sprofondare nella più grande delle solitudini».

Spettacolo con soprattitoli in italiano.