Circo Equestre Sgueglia

Carignano | 11 - 16/2/2014


testo e musiche originali Raffaele Viviani
con Massimiliano Gallo, Monica Nappo
Lino Musella, Tonino Taiuti, Gennaro Di Biase, Giovanna Giuliani, Carmine Borrino, Autilia Ranieri, Lorena Cacciatore, Marco Palumbo
con la partecipazione di Mauro Gioia
musicisti Giuseppe Burgarella, Gianni Minale, Flavio Tanzi
regia Alfredo Arias
scene Sergio Tramonti
luci Pasquale Mari
costumi Maurizio Millenotti
arrangiamenti musicali Pasquale Catalano
coreografie Luigi Neri
soprattitoli Luca Delgado
Teatro Stabile di Napoli / Fondazione Campania dei Festival / Napoli Teatro Festival Italia / Teatro di Roma





martedì 11 febbraio 19.30
mercoledì 12 febbraio 20.45
giovedì 13 febbraio 19.30
venerdì 14 febbraio 20.45
sabato 15 febbraio 20.45
domenica 16 febbraio 15.30

Spettacolo con soprattitoli in italiano

Argentino naturalizzato francese, autore di spettacoli esuberanti e dotati di una vena ironica tenera e folle, Alfredo Arias firma la regia di Circo equestre Sgueglia di Raffaele Viviani, prima commedia del drammaturgo napoletano in prosa e musica, composta e andata in scena al Teatro Bellini di Napoli nel 1922. Viviani, autore di una drammaturgia epica e densa di valenze sociali, grazie alle sfaccettature delle proprie opere venne paragonato dalla critica ora a Pirandello ora a Brecht. La storia di Circo equestre Sgueglia, ambientata tra baracconi e giostre, gira intorno a due clown, vittime della infedeltà dei rispettivi compagni di vita, attorniati da una galleria di personaggi che sbarcano il lunario in condizioni di perenne precarietà. «La scrittura di Viviani – scrive Arias – s’impossessa di un mondo particolarmente tragico: il circo, l’emblema della fragilità. Un mondo esposto alla tempesta, ai capricci della pioggia e del vento, ai sussulti del cuore perché questa comunità è anch’essa alla mercé delle intemperie della passione. Da questa immedesimazione con “il povero diavolo” che si nasconde in noi, nascono le lacrime. Come se esse volessero placare la violenza di un’ingiustizia commessa su questo individuo privo di qualsiasi cinismo, che si rifugia nel profondo di ognuno di noi. Viviani ci trascina in un doppio gioco. Un gioco che noi dobbiamo immaginare – quello della rappresentazione circense – e uno al quale assistiamo – quello della vita. Ci dice che non esiste rifugio possibile: anche il circo, concepito come un ultimo riparo, è esposto alla vertigine della passione e i suoi abitanti possono esserne espulsi in qualsiasi momento per sprofondare nella più grande delle solitudini».

Spettacolo con soprattitoli in italiano.

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