Portage nasce a Torino nel 2004, con un progetto artistico che si muove tra teatro e arte contemporanea. La loro nuova creazione, Paradoxa, è un intervento installativo/performativo sul tema della sicurezza che prende forma come corso, al termine del quale, come di prassi, viene rilasciato un attestato di frequenza. Si tratta, nelle parole degli autori, di «un’offerta formativa obbligatoria che ha lo scopo di responsabilizzare e di proteggere il lavoratore dai rischi di infortunio, malattia o morte derivanti dallo svolgimento di un lavoro, in un particolare momento storico in cui il lavoro stesso, precario e “insicuro”, può portare un lavoratore a togliersi la vita per la sua assenza o perdita. Il corso è rivolto non a un pubblico inteso in senso stretto ma a dei lavoratori, a degli studenti o, come definito dalla legge, a un qualsiasi “utente” di luogo pubblico o privato. È classificabile come “morte bianca” quella di un lavoratore (operaio o imprenditore che sia) suicida? È pensabile un’offerta formativa obbligatoria che protegga il lavoratore dal rischio di suicidio per la perdita del lavoro stesso? Nel corso verrà anche evidenziato che, sia per quanto riguarda la legge che per il comune immaginario, il lavoro artistico non è considerato come un lavoro: non è qualcosa che produce un utile se non per l’anima. Verrà rilasciato un attestato di frequenza». Ma la cifra stilistica di Portage, che fonde una rigorosa analisi metodologica a sorprendenti sviluppi performativi, torna anche nella capacità di analizzare, in parallelo alle formule d valutazione dei rischi, la funzione dell’artista come lavoratore, la conquista della consapevolezza del ruolo dei lavoratori in un’economia capitalistica, e il divenire di concetti come “caduto del lavoro” fino all’attuale “morte bianca”, intesa come «assenza di una mano formalmente responsabile dell’accaduto».