{"id":41004,"date":"2019-05-09T15:29:22","date_gmt":"2019-05-09T13:29:22","guid":{"rendered":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/?p=41004"},"modified":"2019-06-25T18:09:23","modified_gmt":"2019-06-25T16:09:23","slug":"fair-play-stagione-2019_20","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/fair-play-stagione-2019_20\/","title":{"rendered":"Fair Play  \/ stagione 2019_20"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41004\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italiano<\/a>.<\/p><p><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una fabbrica di spettacolo a ciclo continuo, una prevalenza delle produzioni sulle ospitalit\u00e0, un primato della drammaturgia contemporanea su quella classica, autorevoli esponenti della regia italiana ed europea per una rappresentativa differenziazione di stili, una programmazione orientata verso il rischio culturale e l\u2019impegno civile: sono queste le peculiarit\u00e0 che emergono scorrendo il cartellone della stagione 2019-2020, nella quale si conferma la vocazione di un Teatro come ambiente capace di accogliere una comunit\u00e0 composta da tanti pubblici, con esigenze e aspettative diverse; un Teatro che pur non rinunciando a una precisa identit\u00e0 artistica vuole e deve assolvere a funzioni complementari e plurali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla definizione di una precisa identit\u00e0 artistica contribuisce pi\u00f9 d\u2019ogni altro <strong>Valerio Binasco<\/strong>, al quale \u00e8 richiesto un impegno produttivo intenso e continuativo, come avviene nei teatri che hanno il privilegio di essere diretti artisticamente da una forte personalit\u00e0 creativa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo aver iniziato nel modo migliore il suo percorso allo Stabile con la lettura non convenzionale di tre icone universali come <em>Don Giovanni<\/em> di Moli\u00e8re, <em>Arlecchino<\/em> di Goldoni e <em>Amleto<\/em> di Shakespeare, Binasco apre e chiude la prossima stagione con due titoli ormai classici del Novecento, che segnano anche il suo ritorno in scena come attore dopo diversi anni. Il primo \u00e8 la commedia <strong><em>Rumori fuori scena<\/em><\/strong> scritta da Michael Frayn nel 1977. Frayn, del quale il nostro pubblico ha molto apprezzato <em>Copenaghen<\/em> l\u2019autunno scorso, \u00e8 uno dei pi\u00f9 acclamati drammaturghi britannici viventi e questo suo capolavoro comico, noto in Italia per essere divenuto cavallo di battaglia di alcune compagnie private, merita di essere allestito da un Teatro Nazionale com\u2019\u00e8 stato fatto da uno dei pi\u00f9 importanti teatri europei, il Residenztheater di Monaco, che ne ha affidato la messa in scena ad un regista autorevole come Martin Ku\u0161ej. L\u2019altro testo diretto e interpretato da Binasco \u00e8 <strong><em>Uno sguardo dal ponte<\/em><\/strong>, dramma di Arthur Miller del 1955, portato al successo da un giovane Peter Brook e da Luchino Visconti (in Italia): storia di immigrazione clandestina, di passione e autodistruzione nella New York post-bellica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong><em>Uno sguardo dal ponte<\/em><\/strong> ci introduce al tema pi\u00f9 rilevante del progetto produttivo, articolato in <strong>17 titoli<\/strong> tra produzioni, coproduzioni e riprese: <strong>storie di donne<\/strong> che, rispecchiando la cronaca dell\u2019ultimo secolo, sfidano sulla scena il pregiudizio, il conformismo, il maschilismo, il sopruso. Donne consolatrici, donne emancipate e coraggiose, donne vittime ma anche carnefici.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se in <strong><em>Uno sguardo dal ponte<\/em><\/strong> \u00e8 la giovane nipote Catherine, troppo spigliata e disinibita per la societ\u00e0 moralista dell\u2019epoca, a ossessionare il desiderio incestuoso e perverso del protagonista fino alla tragedia finale, nella <strong><em>Casa di Bernarda Alba<\/em><\/strong>, il dramma pi\u00f9 noto di <strong>Federico Garc\u00eda Lorca<\/strong> messo in scena da <strong>Leonardo Lidi<\/strong>, \u00e8 la dispotica Bernarda a segregare la madre e le cinque figlie con una violenza psicologica tutta al femminile che contrasta la passione dell\u2019ultimogenita fino a spingerla al suicidio. E tre testi che trattano figure femminili diverse tra loro ma determinanti nelle rispettive drammaturgie sono curati da altrettante registe. <em><strong>Kriszta Sz\u00e9kely<\/strong><\/em><em>, residente al Teatro Katona di Budapest, dirige <\/em><em><strong>Zio Vanja<\/strong><\/em><em>, nel quale \u010cechov affida la speranza di una societ\u00e0 decadente, abitata da maschi incerti e fragili, allo struggente monologo finale della giovane Sonja, la sola capace di reagire <\/em>con uno spirito tragico ma combattivo all\u2019<strong>eterno presente fatto di rinuncia<\/strong>. Con <strong><em>Scene di violenza coniugale<\/em><\/strong> dell\u2019anglo-francese <strong>G\u00e9rard Watkins<\/strong>, <strong>Elena Serra<\/strong> svela allo spettatore i meccanismi psicologici alla base della violenza di genere, una pratica ereditata dal diritto del pi\u00f9 forte che si ripresenta con frequenza impressionante quando la donna afferma il suo ruolo in una societ\u00e0 dove la dominazione maschile continua, purtroppo, ad essere la regola. Infine con <strong><em>L\u2019anello forte<\/em><\/strong> di <strong>Nuto Revelli<\/strong>, <strong>Anna Di Francisca<\/strong> con <strong>Laura Curino<\/strong> racconta storie di donne che con il loro sacrificio e la loro tenacia hanno lavorato nelle campagne e poi affrontato la rivoluzione dell\u2019industria, hanno sub\u00ecto soprusi, muovendosi tra il desiderio di autonomia e libert\u00e0, gli impedimenti culturali e familiari e il desiderio di garantire un futuro a se stesse e ai loro figli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto produttivo prevede poi una nuova edizione di <strong><em>Mistero buffo<\/em><\/strong> del Premio Nobel <strong>Dario Fo<\/strong> nel <strong>50\u00b0 anniversario della prima esecuzione<\/strong>, curata da <strong>Eugenio Allegri<\/strong>, che propone altre giullarate affidate all\u2019interpretazione istrionica di <strong>Matthias Martelli<\/strong>, mentre un <strong>doppio centenario<\/strong> offre l\u2019occasione per raccontare due grandi personaggi della storia italiana, uno divenuto eroe popolare ancora in vita, l\u2019altro uomo politico visionario. Nel 1919 nascevano infatti sia <strong>Fausto Coppi<\/strong>, del quale <strong>Gian Luca Favetto<\/strong> narra le imprese sportive e le vicende private nell\u2019<strong><em>Affollata solitudine del campione<\/em><\/strong>, sia il <strong>Partito Popolare Italiano<\/strong> di <strong>Luigi Sturzo<\/strong>, la cui storia viene raccontata da <strong>Giovanni Grasso<\/strong> nell\u2019atto unico intitolato <strong><em>Fuoriusciti<\/em><\/strong>, attraverso i dialoghi tra Don Sturzo e il laico Salvemini durante l\u2019esilio americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Restando alle produzioni e coproduzioni, la prossima stagione segna il ritorno di due registi e attori molto amati dal nostro pubblico, impegnati nell\u2019esecuzione di due celebri titoli pirandelliani. Il primo \u00e8 quello sempre atteso di <strong>Gabriele Lavia<\/strong>, di cui lo Stabile coproduce con il Teatro Nazionale della Toscana e il Teatro Biondo di Palermo <em>I giganti della montagna<\/em> di Pirandello. Il secondo riguarda <strong>Filippo Dini<\/strong> che, dopo il successo straordinario negli scorsi mesi di dicembre e gennaio, sar\u00e0 protagonista di un duplice impegno produttivo: la ripresa al Carignano di <em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare) <\/em>e il debutto di <em>Misery<\/em> al Gobetti, versione teatrale del romanzo di Stephen King, coprodotta con il Teatro Due di Parma e il Teatro Nazionale di Genova.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine vanno citati gli spettacoli in tourn\u00e9e: oltre a <strong><em>Rumori fuori scena<\/em><\/strong> e <strong><em>Arlecchino<\/em><\/strong> con la regia di Binasco, <strong><em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em><\/strong> diretto e interpretato da Malosti in coproduzione con il TPE e il Teatro di Roma, e <em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/em>: <strong>oltre 150 recite<\/strong> nell\u2019arco di <strong>sette mesi<\/strong> nei pi\u00f9 importanti teatri italiani, dal Piccolo di Milano all\u2019Argentina di Roma, da Bolzano e Trieste ad Ancona, da Genova e Firenze a Napoli. Numeri che illustrano nel modo migliore sia la capacit\u00e0 produttiva dello Stabile, che significa occupazione continuativa per artisti e tecnici, sia la qualit\u00e0 artistica e l\u2019indice di gradimento dei nostri spettacoli, che significano promozione dell\u2019immagine di Torino come capitale culturale italiana.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Teatro Carignano si conferma luogo deputato dei titoli di repertorio: <strong><em>Macbeth<\/em><\/strong> di Shakespeare, <strong><em>Tartufo<\/em><\/strong> di Moli\u00e8re, <strong><em>Zio Vanja<\/em><\/strong> di \u010cechov, <strong><em>I giganti della montagna<\/em><\/strong> e <strong><em>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/em><\/strong> di Pirandello,<em> <strong>Un nemico del popolo<\/strong><\/em> e <strong><em>Il costruttore Solness<\/em><\/strong> di Ibsen, <strong><em>Ditegli sempre di s\u00ec<\/em><\/strong> di Eduardo De Filippo. Ma non mancano escursioni nel Novecento fino ai giorni nostri, con lavori di <strong>Lucia Calamaro<\/strong>, <strong>Luciano De Crescenzo<\/strong>, <strong>Alessandro Baricco<\/strong> e <strong>Budd Shulberg<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E accanto ad alcuni dei registi e degli attori pi\u00f9 importanti della scena italiana, a partire dal \u201cnostro\u201d Binasco \u2013 <em>Umberto Orsini, Massimo Popolizio, Filippo Dini, Maria Paiato, Paolo Pierobon, Gabriele Lavia, Silvio Orlando, Roberto And\u00f2, Geppy Gleijeses, Paolo Fresu, Ivano Marescotti, Alessandro Gassmann, Carolina Rosi, Gianfelice Imparato, Leo Muscato, Fausto Russo Alesi \u2013 si impone una generazione di talenti italiani e stranieri come Oskaras Kor\u0161unovas, Lucia Calamaro, Kriszta Sz\u00e9kely, Alessandro Serra, Serena Sinigaglia e Arianna Scommegna capaci senz\u2019altro di conquistarsi il favore del nostro pubblico.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Tornando al rischio culturale, anche nella stagione 2019-2020 il <strong>Teatro Gobetti<\/strong> si distingue per un <strong>prevalente orientamento al contemporaneo<\/strong>. Su 26 titoli programmati, ben 19 sono di autori viventi, a riprova di come lo Stabile punti a <strong>valorizzare la creativit\u00e0 drammaturgica<\/strong>:<\/em> i lavori di Zinnie Harris, Ascanio Celestini, Alexi Kaye Campbell, Marco Malvaldi, Michel Marc Bouchard, Gian Luca Favetto, Sthephen King, Gabriele Di Luca, Tim Whitnall, Giovanni Grasso, Natalia Aspesi, Michele Perriera, Antonio Rojano, Irene Dionisio e Francesca Puopolo, Debora Benincasa, Gloria Giacopini e Giulietta Vacis garantiscono una forte connessione con i temi del presente. A questi si aggiungono 6 titoli di autori del Novecento: da <strong><em>La casa di Bernarda Alba<\/em><\/strong> di Lorca, <strong><em>Il nipote di Wittgenstein<\/em><\/strong> di Bernhard e <strong><em>Happy Days<\/em><\/strong> di Beckett secondo i Marcido, fino a <strong><em>Mistero buffo<\/em><\/strong> di Fo, <strong><em>L\u2019anello forte<\/em><\/strong> di Revelli e <strong><em>Diario di una diversa<\/em><\/strong> della Merini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Completa il cartellone la programmazione delle <strong>Fonderie Limone<\/strong>, interamente dedicata agli autori di oggi: si parte con la riscrittura di <strong>Vitaliano Trevisan<\/strong> della <strong><em>Bancarotta<\/em><\/strong> di Goldoni con <strong>Natalino Balasso<\/strong>, si prosegue con il premiatissimo <strong><em>Macbettu<\/em><\/strong> sardo di <strong>Alessandro Serra<\/strong>, con <strong><em>Dio Ride<\/em><\/strong> del carismatico <strong>Moni Ovadia<\/strong> e con <strong><em>Skianto<\/em><\/strong> dell\u2019imprevedibile <strong>Filippo Timi<\/strong>, e si chiude con due ospitalit\u00e0 straniere, <strong><em>Why?<\/em><\/strong> di <strong>Peter Brook<\/strong>, e <strong><em>L<\/em><\/strong><strong>\u2019<em>ispettore generale<\/em><\/strong>, riscrittura di Gogol\u2019 della compagnia canadese <strong>Kidd Pivot<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E a proposito di progetti stranieri, lo Stabile prosegue nello sviluppo internazionale della propria attivit\u00e0 attraverso la programmazione di spettacoli provenienti dall\u2019estero, ma anche con l\u2019invito di registi europei a lavorare a Torino per alimentare lo scambio di esperienze e competenze. Dopo aver ospitato l\u2019austro-tedesco Martin Ku\u0161ej, neodirettore del Burgtheater di Vienna, a dirigere un cast tutto italiano per <em>Disgraced<\/em>, tocca appunto alla regista ungherese <em><strong>Kriszta Sz\u00e9kely<\/strong><\/em><em> mettere in scena <\/em><em>Zio Vanja<\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nel posizionamento internazionale, un ruolo fondamentale \u00e8 svolto dal festival Torinodanza, che a inizio stagione porta nei nostri teatri il meglio della danza contemporanea: da <strong>Sibi Larbi Cherkaoui<\/strong> ad <strong>Akram Khan<\/strong>, da <strong>Ohad Naharin<\/strong> ai <strong>Peeping Tom<\/strong>, sapientemente selezionati dalla direttrice artistica <strong>Anna Cremonini<\/strong>. In questa dinamica multidisciplinare, e nello stretto dialogo tra stagione e festival, si inscrive il ritorno, in esclusiva italiana, della sempre pi\u00f9 contesa coreografa canadese <strong>Crystal Pite<\/strong>, che <\/em>dopo il grande successo di <em>Betroffenheit<\/em> lo scorso anno<em> propone un\u2019altra tappa del suo significativo lavoro di integrazione tra teatro e danza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rivedremo poi a Torino dopo tanti anni <em><strong>Oskaras Kor\u0161unovas<\/strong><\/em><em>, che proprio al Carignano present\u00f2 un\u2019indimenticabile edizione di <\/em><em>Romeo e Giulietta<\/em><em> che gli valse il Premio Europa: la sua versione del <\/em><em><strong>Tartufo<\/strong><\/em><em> di Moli\u00e8re, con la compagnia del Teatro Nazionale Lituano, \u00e8 stata accolta con grande successo al Festival di Avignone. E ancora di un ritorno attesissimo si tratta per <strong>Peter Brook<\/strong>, maestro per antonomasia del teatro europeo, del quale viene eseguita l\u2019ultima creazione <\/em><em><strong>Why?<\/strong><\/em><em>, prodotta dai Bouffes du Nord di Parigi, con una coppia di interpreti straordinari come <strong>K<\/strong><\/em><strong>athryn Hunter <\/strong>e <strong>Marcello Magni, gi\u00e0 fondatore del collettivo Complicit\u00e9, mentre d<\/strong><em>alla Russia giunge per la prima volta la <strong>Compagnia Semianyki<\/strong> con <\/em><em><strong>Lodka<\/strong><\/em><em>, mix buffo e poetico di mimo e clownerie adatto anche ad un pubblico di famiglie.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Nella \u201cbilancia commerciale\u201d dell\u2019import-export, l\u2019attivit\u00e0 internazionale dello Stabile prevede la presenza nel mese di luglio di <\/em><em><strong>Cos\u00ec \u00e8 (se vi pare)<\/strong><\/em><em><strong> al Teatro del Popolo di Pechino<\/strong><\/em><em>, la pi\u00f9 gloriosa istituzione di teatro occidentale in Cina, l\u2019invito di <\/em><em><strong>Zio Vanja<\/strong><\/em><em><strong> al Teatro Katona di Budapest<\/strong><\/em><em>, l\u2019esecuzione di <\/em><em><strong>Mistero buffo<\/strong><\/em><em><strong> a Bruxelles<\/strong><\/em><em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Da segnalare, inoltre, che nel prossimo autunno il nostro drammaturgo residente <strong>Fausto Paravidino<\/strong> coordina un seminario con i Dramaturg dei membri di <strong>Mitos 21<\/strong>, il gotha del teatro europeo di cui fa parte lo Stabile, unico teatro italiano: tre giorni di lavoro a Torino coi colleghi del Berliner Ensemble e del Deutsches Theater di Berlino, dell\u2019Od\u00e9on di Parigi, del National Theatre di Londra, del Dramaten di Stoccolma, del Toneelgroep di Amsterdam.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Accanto alle relazioni internazionali, come sempre lo Stabile coltiva i rapporti con gli artisti del territorio: nella stagione 2019-2020 sono <strong>oltre 70 le recite<\/strong> che vedono coinvolti autori, registi e interpreti basati a Torino. Se sul fronte produttivo abbiamo gi\u00e0 citato <\/em><em><strong>Mistero buffo<\/strong><\/em><em> curato da <strong>Eugenio Allegri<\/strong>, <\/em><em><strong>Scene di violenza coniugale<\/strong><\/em><em> coprodotto con il <strong>Teatro di Dioniso<\/strong> e diretto da <strong>Elena Serra<\/strong>, il progetto su Coppi di <strong>Gian Luca Favetto<\/strong> con <strong>Fabio Barovero<\/strong> e <strong>Michele Maccagno<\/strong>, e quello con <strong>Laura Curino<\/strong> su Nuto Revelli, sul fronte delle ospitalit\u00e0 si segnalano <strong>Alessandro Baricco<\/strong> che narra il suo <\/em><em><strong>Novecento<\/strong><\/em><em> nel 25\u00b0 anniversario della prima edizione, <strong>Beppe Rosso<\/strong> che per <strong>Acti<\/strong> firma la regia del <\/em><em><strong>Rifugio<\/strong><\/em><em> di Whitnall, i <strong>Marcido Marcidorjs<\/strong> con l\u2019ormai classico <\/em><em><strong>Happy Days<\/strong><\/em><em> e <strong>Simone Schinocca<\/strong> con <strong>Tedac\u00e0<\/strong> per un nuovo allestimento di <\/em><em><strong>Sotto lo sguardo delle mosche<\/strong><\/em> <em>di Bouchard.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>E ancora le cinque compagnie selezionate nella rassegna <strong>\u201cIl cielo su Torino\u201d<\/strong>: <\/em>Anomalia Teatro, Compagnia Genovese Beltramo, Settembre Teatro, Associazione \u00c0ltera, Asterlizze Teatro, oltre alla collaborazione con il <strong>Fringe Festival<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere, un breve commento sull\u2019immagine e sul claim della prossima stagione. In una societ\u00e0 globale come la nostra, che sempre pi\u00f9 si caratterizza per una <strong>dialettica manichea<\/strong>, fatta di <strong>contrapposizioni radicali a tutti i livelli<\/strong>, nella quale le divergenze di opinione vengono spesso stroncate con giudizi affrettati e sprezzanti, riteniamo che il Teatro debba preservare il confronto all\u2019insegna della <strong>correttezza etica<\/strong>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella P\u00f2lis greca si andava a teatro anche per imparare i valori fondamentali della comunit\u00e0 e dopo le rappresentazioni si trascorrevano ore a scambiare opinioni in quello che si considera uno dei primi contesti di <strong>costruzione democratica della cittadinanza<\/strong>. A quell\u2019antica pratica ci siamo ispirati idealmente. Anche se con un gioco di parole teatrali l\u2019<strong>anglicismo<\/strong> <em>fair play<\/em> pu\u00f2 rimandare alla locuzione \u00abuna bella commedia\u00bb, il messaggio che intendiamo lanciare vuole essere pi\u00f9 universale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La bambina che indossa i guantoni da pugilato, pronta a difendere lealmente una nobile causa, ci ricorda la millenial svedese <strong>Greta Thunberg<\/strong> che con disarmante determinazione riesce a sensibilizzare milioni di giovani verso un futuro pi\u00f9 sostenibile e giusto. E ci ricorda <strong><em>Il mondo salvato dai ragazzini<\/em><\/strong> di <strong>Elsa Morante<\/strong>: un inno all\u2019adolescenza, alla sua energia e alla sua bellezza come visione politica per cambiare il mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi, pi\u00f9 che mai, per gestire questo cambiamento senza scontri astiosi abbiamo bisogno di <em>fair play<\/em> nelle dinamiche socio-economiche e nella convivenza civile, nelle relazioni umane e nelle scelte politiche, <strong>recuperando il valore assoluto dell\u2019etica comportamentale, della lealt\u00e0 e del rispetto per chi la pensa diversamente<\/strong>. Abbiamo scelto di lanciare questo messaggio attraverso questa immagine perch\u00e9 crediamo che per migliorare il nostro mondo anche la Cultura e il Teatro possano e debbano fare la loro parte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Filippo Fonsatti<br \/>\n<\/strong><em>Direttore<\/em><\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in Italiano. 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