{"id":46445,"date":"2020-12-02T16:00:52","date_gmt":"2020-12-02T15:00:52","guid":{"rendered":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/?p=46445"},"modified":"2020-12-01T15:03:49","modified_gmt":"2020-12-01T14:03:49","slug":"diario-10-siamo-un-corpo-o-abbiamo-un-corpo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/diario-10-siamo-un-corpo-o-abbiamo-un-corpo\/","title":{"rendered":"Diario #10. Siamo un corpo, o abbiamo un corpo?"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/46445\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italiano<\/a>.<\/p><p><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Siamo un corpo, o abbiamo un corpo? Questa \u00e8 la domanda da cui partono i nostri argonauti. Questa nostra fisicit\u00e0, questa collezione di arti, recettori e vasi sanguigni, \u00e8 un semplice involucro per quel qualcosa di intangibile che alcuni chiamano anima, oppure una componente fondamentale di quello che siamo? E se il corpo \u00e8 pi\u00f9 di una \u201ctuta spaziale di carne\u201d per il nostro sistema nervoso, non ci si pu\u00f2 che chiedere: quando operiamo nell\u2019incorporeit\u00e0 degli spazi digitali, diventiamo qualcosa di fondamentalmente altro?A volte l\u2019impressione \u00e8 che ci riduciamo a<strong> imitazioni della nostra esperienza umana<\/strong>, meri avatar di noi stessi &#8211; <strong>una legione di cavalieri inesistenti presi dalla futile battaglia del giorno<\/strong>, impegnati senza sosta a raccontare, innanzitutto a noi stessi, tutto quello che siamo e che vogliamo essere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Fa paura questo mondo nuovo, <strong>questa era della dematerializzazione<\/strong>.<br \/>\nFa paura perch\u00e9 nel racconto continuo di noi stessi esiste il rischio molto reale di dimenticarsi dell\u2019altro e, senza soluzione di continuit\u00e0, appiattirlo in un avversario usa e getta.<br \/>\nFa paura perch\u00e9 d\u00e0 l\u2019impressione di dover imparare di nuovo come si fa ad essere umani, in una modalit\u00e0 completamente diversa.<br \/>\nFa paura perch\u00e9 non capire le nuove regole d\u2019ingaggio significa fallire anche nel comunicare, e per un operatore artistico come lo sono i nostri argonauti non avere nulla di emotivamente rilevante da dire \u00e8 come morire.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma non c\u2019\u00e8 solo sterilit\u00e0, nel mondo dematerializzato. C\u2019\u00e8 gente come Riccardo Milanesi, che usa le logiche e gli strumenti della transmedialit\u00e0 per saggiare quali siano i confini del raccontare storie; c\u2019\u00e8 Martina Dego, protagonista della sua serie <em>L\u2019altra<\/em>, personaggio dichiaratamente fittizio ma che \u00e8 riuscita a catturare il tempo e l\u2019attenzione di un pubblico fedele ed empatico.<br \/>\nC\u2019\u00e8 una verit\u00e0 fondamentale: per le persone che hanno seguito Martina durante la settimana in cui si \u00e8 dipanata la sua storia, la sua mancanza di corpo era un fattore completamente irrilevante. Di pi\u00f9: i gruppi di persone che si sono creati intorno alla sua vicenda, le comunit\u00e0 e le interazioni, erano incontrovertibilmente reali.<br \/>\nDa questo punto di vista, la domanda del \u201ccosa siamo?\u201d diventa molto meno rilevante di:<br \/>\n<strong>\u201cChi riusciamo a toccare? E in che modo?\u201d<br \/>\n<\/strong>E se l\u2019era della dematerializzazione continua a far paura, forse anche le opportunit\u00e0 che offre non sono da ignorare. Forse anche le sue meccaniche meno sane possono essere hackerate, imbrigliate, usate per toccare altri esseri umani. Forse la fake identity che i nostri argonauti hanno il compito di creare dev\u2019essere come una pescata da un mazzo di tarocchi: una suggestione, una spinta, uno specchio segreto a cui attirare lo spettatore e dargli lo spazio per smettere di raccontarsi e guardarsi dentro.\u00a0Il problema \u00e8 dunque riuscire a creare il giusto contenitore, un percorso che possa portare lo spettatore al luogo d\u2019incontro con se stesso e con l\u2019altro.<br \/>\nCome una mappa.<br \/>\nCome un oracolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Giovanni Pigliacelli<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in Italiano. 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