{"id":52134,"date":"2022-05-05T13:22:39","date_gmt":"2022-05-05T11:22:39","guid":{"rendered":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/?p=52134"},"modified":"2022-05-05T13:24:13","modified_gmt":"2022-05-05T11:24:13","slug":"gianfranco-de-bosio-il-regista-che-fondo-davvero-lo-stabile-di-torino","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/gianfranco-de-bosio-il-regista-che-fondo-davvero-lo-stabile-di-torino\/","title":{"rendered":"Gianfranco De Bosio, il regista che fond\u00f2 davvero lo Stabile di Torino"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/52134\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italiano<\/a>.<\/p><p><\/p>\n<h2>Si \u00e8 spento a Milano, all\u2019et\u00e0 di 97 anni, il regista e sceneggiatore Gianfranco de Bosio, protagonista di spicco del teatro italiano del secondo dopoguerra. Diresse il Teatro Stabile di Torino dal 1957 al 1968: questo il ricordo di Pietro Crivellaro, a lungo Responsabile del Centro Studi dello Stabile.<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rimasto attivo e infaticabile fino agli ultimi anni, si \u00e8 spento il 2 maggio a Milano dove abitava il regista Gianfranco De Bosio. Aveva 97 anni. Con lui se ne va uno dei grandi maestri della regia del dopoguerra in Italia, autore di moltissimi spettacoli, progressivamente passato dal teatro di prosa a quello d\u2019opera, con rilevanti incursioni anche nel cinema e nei film per la televisione. Torino deve ricordarlo come il vero fondatore del suo Teatro Stabile, il brillante direttore che nel 1957 ha raccolto il fragile \u201cPiccolo teatro\u201d, fondato due anni prima dal comune, e nel successivo decennio fino al 1968 &#8211; emblematica data di svolta -, ha saputo trasformarlo in un solido e vivace teatro pubblico, radicato nei classici e aperto alle novit\u00e0 della drammaturgia internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato nel 1924 a Verona da famiglia agiata e colta, formatosi all\u2019Universit\u00e0 di Padova alla scuola di umanisti illustri come Concetto Marchesi, Manara Valgimigli e Diego Valeri, dopo l\u20198 settembre 1943 da studente di lettere divenne protagonista di primo piano della resistenza nel Veneto e membro del Cln di Verona per la Democrazia Cristiana, con rischio costante della vita. Dopo il 25 aprile 1945 rinunci\u00f2 a una brillante carriera politica nella Dc a vantaggio del collega romano Giulio Andreotti, per consacrarsi definitivamente alla scena dando vita al Teatro dell\u2019Universit\u00e0 di Padova. Per completare la sua formazione frequent\u00f2 nel 1947 la scuola di Jean-Louis Barrault nella Parigi dell\u2019immediato dopoguerra, piena di vivacit\u00e0 e nuovi fermenti culturali. Qui conobbe tra gli altri Jean Vilar e Louis Jouvet, strinse amicizia con i mimi Jacques Lecoq e Marcel Marceau e con il regista Roger Blin, che era stato assistente di Antonin Artaud e firmer\u00e0 storiche regie di Samuel Beckett e Jean Genet.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Messosi in luce al Teatro dell\u2019Universit\u00e0 di Padova con innovativi spettacoli di rigore filologico e vitalit\u00e0 scenica e poi come regista indipendente di primarie compagnie, De Bosio approd\u00f2 a Torino a 33 anni per allestire <em>Liol\u00e0<\/em> di Luigi Pirandello che and\u00f2 in scena all\u2019inizio del 1957 al Teatro Gobetti. Lo spettacolo, con Leonardo Cortese protagonista, fu il primo autentico successo del \u201cPiccolo teatro\u201d di Torino che riemp\u00ec per un mese la storica sala, davvero piccola come si sa, in cui agiva allora il giovane stabile. Al successo contribu\u00ec un pizzico di scandalo perch\u00e9 il personaggio Liol\u00e0 \u00e8 un esuberante contadino siciliano, padre di tre bambini di mamme diverse. Ugualmente il sindaco democristiano Amedeo Peyron non si lasci\u00f2 sfuggire il giovane regista di talento. Mettendo a tacere dissensi nella Dc torinese (solo oggi sappiamo, grazie al potente appoggio di Andreotti sottosegretario allo spettacolo) gli affid\u00f2 la direzione dello Stabile cittadino, che De Bosio riusc\u00ec a mantenere con autorevolezza per diversi anni, nonostante occasionali polemiche per qualche spettacolo ritenuto immorale dall\u2019ala conservatrice, ma puntualmente difeso a spada tratta dalla sinistra. Del resto non rari erano i casi di censura di spettacoli teatrali e di film nell\u2019Italia degli anni Cinquanta e Sessanta del Novecento, con polemiche clamorose e processi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo le prime stagioni di assestamento in cui port\u00f2 a Torino la comicit\u00e0 stralunata del giovane Dario Fo e seppe cimentarsi con l\u2019ostico verso delle tragedie di Vittorio Alfieri, nel 1961 De Bosio si impose con un grande allestimento della <em>Moscheta<\/em> di Ruzante, nella ruvida lingua del padovano cinquecentesco da lui riscoperta nei saggi dell\u2019Universit\u00e0 di Padova. Lo spettacolo era gi\u00e0 stato acclamato a Parigi come una rivelazione, cos\u00ec fu applaudito anche dal pubblico torinese che giudic\u00f2 provinciali i dissensi. Dell\u2019amato Ruzante De Bosio porter\u00e0 poi in scena a Torino anche <em>Anconitana <\/em>e<em> Bilora<\/em> (1965) e infine <em>I dialoghi <\/em>(1968). In seguito realizz\u00f2 al Piccolo di Milano <em>La Bet\u00eca<\/em> e nel 1972 anche l\u2019omonimo film con Nino Manfredi, Rosanna Schiaffino e Lino Toffolo che ebbe un grande successo commerciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1961, nell\u2019euforia dei festeggiamenti per il centenario dell\u2019unit\u00e0 d\u2019Italia, De Bosio riusc\u00ec a portare i maggiori spettacoli dello Stabile torinese al Teatro Carignano, di propriet\u00e0 del comune, ma affidato da decenni all\u2019impresario Daniele Chiarella. Il primo fu <em>La resistibile ascesa di Arturo Ui<\/em> di Bertolt Brecht, con una folla di attori e Franco Parenti protagonista; segu\u00ec <em>La cameriera brillante<\/em> di Carlo Goldoni, con Adriana Asti e Sergio Tofano. Nel 1962 fu la volta della <em>Celestina<\/em>, classico spagnolo di Fernando de Rojas, con Sarah Ferrati e Franco Parenti; poi <em>La sua parte di storia<\/em>, novit\u00e0 di Luigi Squarzina, con Laura Adani, Carla Gravina, Franco Parenti, allestita per il festival della prosa di Venezia, che approd\u00f2 al Carignano dopo il debutto alla Fenice. Lo storico e illustre Carignano diverr\u00e0 stabilmente sede ufficiale dello Stabile solo dal 1977, ma \u00e8 stato De Bosio a gettare le basi del recupero pubblico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1963 a sorpresa il direttore dello Stabile di Torino vinse il premio della critica italiana al festival del cinema di Venezia con <em>Il terrorista<\/em>, il suo film d\u2019esordio, sceneggiato con il collega regista Luigi Squarzina e prodotto dalla \u201c22 ottobre\u201d, societ\u00e0 milanese diretta dal regista Ermanno Olmi e dal critico cinematografico Tullio Kezich. Nel film De Bosio rielabora le sue esperienze pi\u00f9 drammatiche vissute nel periodo della resistenza a Padova, trasferendole abilmente in una Venezia invernale e minore, con calli e piazzette solitarie di straordinaria suggestione. Il protagonista \u00e8 Gian Maria Volont\u00e8 con il suo stile brusco e severo nei panni del partigiano padovano Otello Pighin che, dopo clamorosi attentati, viene ucciso dai tedeschi. Accanto a Volont\u00e9, De Bosio scelse alcuni attori affermati nel cinema come Philippe Leroy, Anouk Aim\u00e9e, la giovane Raffaella Carr\u00e0 e altri noti soprattutto a teatro come Tino Carraro, Franco Graziosi, Giulio Bosetti, Carlo Bagno, mentre Squarzina vest\u00ec la tonaca del prete schierato con la resistenza. Il film piuttosto anomalo per l\u2019agiografia partigiana cara al Pci dell\u2019epoca, \u00e8 stato riscoperto qualche anno fa da Nanni Moretti al Torino filmfestival e resta oggi uno dei pi\u00f9 autentici del genere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Grazie al film che piacque molto a Jean Paul Sartre, De Bosio ottenne dallo scrittore francese il permesso di mettere in scena a Torino <em>Les mains sales<\/em>, un controverso dramma del 1948 che l\u2019autore aveva ritirato dalle scene perch\u00e9 ritenuto duramente anticomunista. <em>Le mani sporche <\/em>con Giulio Bosetti, Gianni Santuccio e Paola Quattrini and\u00f2 cos\u00ec in scena al Carignano il 24 marzo 1964. Intanto De Bosio aveva allestito al Teatro Gobetti <em>Il re muore <\/em>di Eug\u00e8ne Ionesco, uno dei testi pi\u00f9 emblematici del \u201cteatro dell\u2019assurdo\u201d, nella traduzione di Gian Renzo Morteo che fu uno dei pi\u00f9 fidati collaboratori del regista allo Stabile di Torino. Sullo stesso filone dell\u2019avanguardia, nel 1965 port\u00f2 a Torino Roger Blin per affidargli la regia italiana di <em>Giorni felici<\/em> di Samuel Beckett, con Laura Adani protagonista.<\/p>\n\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 25%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-52134 gallery-columns-4 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a data-rel=\"iLightbox[postimages]\" data-title=\"De Bosio-con-Moravia-al-Carignano-(1966)\" data-caption=\"Gianfranco De Bosio con Alberto Moravia al Teatro Carignano (1966)\" 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Bosio\" data-caption=\"Nico Pepe e Gianfranco de Bosio\" href='https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Nico-Pepe-e-Gianfranco-de-Bosio.jpg'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Nico-Pepe-e-Gianfranco-de-Bosio-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail lazyload\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-52139\" srcset=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D%27http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg%27%20width%3D%271000%27%20height%3D%27685%27%20viewBox%3D%270%200%201000%20685%27%3E%3Crect%20width%3D%271000%27%20height%3D%27685%27%20fill-opacity%3D%220%22%2F%3E%3C%2Fsvg%3E\" data-orig-src=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Nico-Pepe-e-Gianfranco-de-Bosio-150x150.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/wp-content\/uploads\/2022\/05\/Nico-Pepe-e-Gianfranco-de-Bosio-66x66.jpg 66w, 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gallery-caption' id='gallery-1-52136'>\n\t\t\t\tGianfranco De Bosio e Sarah Ferrati teatro Gobetti (1962)\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl>\n\t\t\t<br style='clear: both' \/>\n\t\t<\/div>\n\n<p style=\"text-align: justify;\">La carriera torinese di De Bosio culmin\u00f2 idealmente nel 1966 con la riduzione scenica di <em>Se questo \u00e8 un uomo<\/em> di Primo Levi. Il regista assecond\u00f2 l\u2019autore che temeva una versione biografica centrata sulla sua persona e allest\u00ec uno spettacolo corale, di grande intensit\u00e0 drammatica. Per ricreare l\u2019ambiente del lager con prigionieri di ogni nazione riusc\u00ec a reclutare una cinquantina di attori da teatri di tutta Europa, molti dai paesi dell\u2019est allora chiusi nel blocco sovietico. Il debutto a Firenze per la rassegna dei teatri stabili fu impedito dalla drammatica alluvione dell\u2019Arno del 4 novembre, cos\u00ec la prima avvenne al Carignano di Torino il 18 dicembre.\u00a0 Lo spettacolo accolto con favore dal pubblico fu replicato per un mese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">De Bosio lasci\u00f2 la direzione a Torino all\u2019inizio del 1968, mentre stava per andare in scena il grandioso allestimento di <em>Riccardo III<\/em> di Shakespeare diretto dal giovane Luca Ronconi, interpretato da Vittorio Gassman. Rimarr\u00e0 un evento memorabile nell\u2019intera storia dello stabile torinese. Subito dopo Torino De Bosio fu chiamato per un biennio nella sua Verona come sovrintendente dell\u2019Arena, dove torner\u00e0 in seguito lasciando a lungo la sua impronta di abile direttore artistico e di regista d\u2019opera. Nel 1974 diresse per la Rai il kolossal internazionale <em>Mos\u00e9<\/em>, sceneggiato da Anthony Burgess, con Burt Lancaster protagonista e le musiche di Ennio Morricone.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel 1962 De Bosio si era sposato con la coreografa di origine ungherese Marta Egri, un anno dopo nacque il figlio Stefano, oggi avvocato. Marta, che \u00e8 morta pochi mesi fa novantenne, era sorella di Susanna che tuttora dirige a Torino la nota scuola e una storica compagnia di danza. Marta e Susanna sono figlie di Erno Egri Erbstein, l\u2019allenatore che subito dopo la guerra fu l\u2019artefice del Grande Torino e che mor\u00ec con l\u2019intera squadra nello schianto di Superga del 4 maggio 1949.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019autobiografia di Gianfranco De Bosio <em>La pi\u00f9 bella reg\u00eca. La mia vita<\/em> pubblicata nel 2016 da Neri Pozza, si legge come un romanzo che, mentre racconta la sua intensa e varia carriera di uomo di spettacolo, si intreccia con buona parte della storia civile e culturale del nostro paese attraverso il Novecento. <em>(Pietro Crivellaro)<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in Italiano. 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