{"id":57458,"date":"2023-09-27T13:43:50","date_gmt":"2023-09-27T11:43:50","guid":{"rendered":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/?p=57458"},"modified":"2023-09-27T13:44:43","modified_gmt":"2023-09-27T11:44:43","slug":"gabriele-vacis-e-gli-attori-di-pem-portano-in-scena-vajonts23-libera-reinterpretazione-de-il-racconto-del-vajont-di-marco-paolini-e-gabriele-vacis-teatro-gobetti-di-torino-5","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/gabriele-vacis-e-gli-attori-di-pem-portano-in-scena-vajonts23-libera-reinterpretazione-de-il-racconto-del-vajont-di-marco-paolini-e-gabriele-vacis-teatro-gobetti-di-torino-5\/","title":{"rendered":"GABRIELE VACIS E GLI ATTORI DI PEM PORTANO IN SCENA \u201cVAJONTS23\u201d, LIBERA REINTERPRETAZIONE  DE &#8220;IL RACCONTO DEL VAJONT&#8221; DI MARCO PAOLINI E GABRIELE VACIS <br> Teatro Gobetti di Torino, 5 \u2013 9 ottobre 2023 \u2013 Prima nazionale"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57458\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italiano<\/a>.<\/p><p>Da gioved\u00ec 5 a luned\u00ec 9 ottobre 2023, in apertura della programmazione del Teatro Gobetti di Torino, andr\u00e0 in scena in prima nazionale, per la Stagione 2023\/2024 dello Stabile di Torino, <strong><em>V<\/em><\/strong><strong><em>ajontS23<\/em><\/strong>, libera reinterpretazione de <em>Il racconto del Vajont<\/em> di <strong>Marco Paolini<\/strong> e <strong>Gabriele Vacis<\/strong>, con il contributo di <strong>Marco Martinelli<\/strong>. In scena <strong>Davide Antenucci<\/strong>,<strong> Andrea Caiazzo<\/strong>,<strong> Pietro Maccabei<\/strong>,<strong> Eva Meskhi<\/strong>,<strong> Erica Nava<\/strong>,<strong> Enrica Rebaudo<\/strong>,<strong> Edoardo Roti<\/strong>,<strong> Giacomo Zandon\u00e0<\/strong>, con cui <strong>Marco Paolini<\/strong> condivider\u00e0 la scena sabato 7 ottobre, nella replica serale. La scenofonia e gli ambienti sono di <strong>Roberto Tarasco<\/strong>, il suono di <strong>Riccardo Di Gianni<\/strong>. Lo spettacolo \u00e8 prodotto dal Teatro Stabile di Torino \u2013 Teatro Nazionale in collaborazione con PEM Impresa Sociale e fa parte del progetto <em>VajontS23<\/em> di Marco Paolini per La Fabbrica del Mondo realizzato in collaborazione con Jolefilm e Fondazione Vajont<strong>.<\/strong><\/p>\n<p>Il 9 ottobre 1963 dal Monte Toc si staccarono 260 milioni di metri cubi di roccia che piombarono nella diga del Vajont, sollevando un\u2019onda che distrusse cinque paesi e uccise duemila persone. Nel 1993 <strong>Marco Paolini<\/strong> e<strong> Gabriele Vacis<\/strong> diedero vita a un\u2019orazione civile su quella tragedia, tra le pi\u00f9 memorabili del nostro teatro: <em>Il racconto del Vajont<\/em>. A sessant\u2019anni dal disastro, la storia del Vajont riscritta, 25 anni dopo il racconto televisivo, da Marco Paolini con la collaborazione di Marco Martinelli, drammaturgo e regista del Teatro delle Albe, non \u00e8 pi\u00f9 solo un racconto di memoria e di denuncia sociale, ma diventa una sveglia. La narrazione di quel che \u00e8 accaduto si moltiplica in un coro di tanti racconti, in un evento diffuso che coinvolge i pi\u00f9 importanti palcoscenici italiani, per richiamare l\u2019attenzione su quel che potrebbe accadere. \u00abQuella del Vajont \u2013 spiega Paolini \u2013 \u00e8 la storia di un avvenimento che inizia lentamente e poi accelera. Inesorabile. Si sono ignorati i segni e, quando si \u00e8 presa coscienza, era troppo tardi. In tempo di crisi climatica, non si possono ripetere le inerzie, non possiamo permetterci di calcolare il rischio con l\u2019ipotesi meno pericolosa tra tante. Tra le tante scartate perch\u00e9 inconcepibili, non perch\u00e9 impossibili\u00bb. <em>VajontS 23<\/em> sar\u00e0 come un canovaccio. Ci sar\u00e0 chi lo metter\u00e0 in scena integralmente, chi lo user\u00e0 come uno spunto e lo legher\u00e0 alle tante tragedie annunciate che si sono succedute dal 1963 a oggi.<\/p>\n<p>Gabriele Vacis, insieme ai giovani attori di PEM, dar\u00e0 voce a questa narrazione e alle riflessioni che fa maturare: la struttura drammaturgica avr\u00e0 come nucleo centrale il racconto del Vajont a cui ciascuno degli artisti aggiunger\u00e0 storie personali.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Scrivono gli attori di <strong>PEM<\/strong>: \u00abSiamo una generazione di protetti. Il rischio che conosciamo \u00e8 diverso da quello vissuto dalle generazioni che ci hanno preceduti. I nostri genitori si sono sempre premurati di tutelare il nostro corpo, e di instillare in noi un retropensiero di auto conservazione che limita ogni nostra manifestazione nelle sue punte pi\u00f9 spigolose. Il tentativo di protezione degli adulti si \u00e8 rivelato egoismo sociale: i giovani sono sempre meno e perci\u00f2 vanno protetti. Ma protetti da cosa? E soprattutto: come? Per difendersi serve scoprire.<\/p>\n<p>Il racconto del Vajont per noi \u00e8 una scoperta: la ribellione va costruita. A dire \u201cno\u201d bisogna imparare, soprattutto se dall\u2019altra parte c\u2019\u00e8 un grande sistema. Il tempo delle magnifiche manifestazioni di corpi in piazza che gridano sembra finito. E allora noi cosa possiamo fare? Dire di no non basta. La rivoluzione va fondata. Il racconto del Vajont, messo in scena con Gabriele Vacis, ci permette di fondare la manifestazione del dissenso attraverso la costruzione di ponti tra le generazioni. L\u2019unica possibilit\u00e0 che ha la rivoluzione di passare da distruzione a costruzione, e dunque trasformarsi in cambiamento, \u00e8 essere tramandata di generazione in generazione. L\u2019arco lungo della rivoluzione si costruisce attraverso il racconto, che permette di fondare il senso.<\/p>\n<p>Le responsabilit\u00e0 esistono: bisogna riconoscerle e assumersele. Questa storia parla delle responsabilit\u00e0 tutte umane spacciate per colpe date alla natura. Un discorso che facilmente riporta alla mente l\u2019approccio con cui si affrontano le tematiche attuali, prima tra tutte il cambiamento climatico.<\/p>\n<p>Che i giovani di PEM e Gabriele Vacis, che sar\u00e0 in scena con loro, raccontino la tragedia del Vajont insieme \u00e8 una forma di educazione alla ribellione. Un ritorno alla maleducazione civile capace di generare cambiamenti fondati nel tempo e illuminati dalla prospettiva del futuro. Forti della coralit\u00e0 che sostituisce l\u2019azione individuale. Vacis ha scritto la storia insieme a Marco Paolini gi\u00e0 30 anni fa. La sua presenza racconta di quel momento e di quei ricordi, arricchendo il racconto di uno spessore che ha il valore del tempo che passa, e viene affidato ai giovani perch\u00e9 possano portarlo avanti e renderlo forza generatrice. Una storia che sopravvive alle generazioni costruisce idee, cuori e corpi capaci di cambiare le cose. Questo \u00e8 il tentativo\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\u00abNegli anni in cui pensavamo al <em>Racconto del Vajont<\/em> \u2013 scrive <strong>Gabriele<\/strong> <strong>Vacis<\/strong> \u2013 si affermava anche la \u201ctelevisione di parola\u201d, fluviali talk show in cui si chiacchierava all\u2019infinito; un vuoto pneumatico creato dalla massa specifica della parola teatrale si traduceva, in televisione, in un profluvio di vaniloqui che invece sottraeva peso al discorso, fino ad annullarlo. Credo che il successo, anche televisivo, del <em>Racconto del Vajont<\/em>, nascesse dalla sorpresa di una parola in equilibrio tra il senso e il suono. Il che generava un \u201cdiscorso\u201d immediatamente comprensibile. Ma dove la comprensione non era tolleranza indulgente e la comprensibilit\u00e0 non era facile accesso che banalizza. La comprensione per noi aveva un gusto arcaico, come il suono di lingue dimenticate. In genere riesce molto pi\u00f9 facile capire piuttosto che comprendere: \u00e8 cos\u00ec che assorbiamo le onnipresenti immagini pubblicitarie, cos\u00ec guardiamo distrattamente televisori, computer, iPhone e iPad. Comprendere era qualcosa come spalancare le fauci fino a farsi scricchiolare i tendini. Vedere fino a distinguere le congiunzioni di una realt\u00e0 che sembrava sbriciolarsi davanti ai nostri occhi. Ascoltare fino a sentire molte voci contemporaneamente: quelle che venivano da lontano, dalla televisione, dal Web, ma anche quella che arriva dalle persone che ci sono accanto&#8230; Quella che viene da altri tempi, dal passato o dal futuro, ma anche quella parola che viene pronunciata qui, adesso. Credo che in questi trent\u2019anni dal debutto dello spettacolo originale la narrazione si sia affermata come strumento per produrre tempo, e quindi realt\u00e0. Che \u00e8 poi un gesto antico come il mondo. Qualche volta, soprattutto nelle parole di certi politici che intendono la narrazione come fabbricazione di verit\u00e0 a proprio uso e consumo, si ha addirittura l\u2019impressione di un abuso della pratica narrativa. E in effetti quando la narrativa sia slegata dalla comprensione pu\u00f2 produrre esiti inquietanti. Ma alla fine credo che la pratica del narrare significhi riconciliarsi con il tempo, con il succedersi delle generazioni. L\u2019unica possibilit\u00e0 per uscire dalle secche della contrapposizione tra cogliere l\u2019attimo e coltivare la memoria o progettare il futuro. Forse riconciliarsi con il tempo significa semplicemente \u201cstare\u201d, coltivarne la consapevolezza\u00bb.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/01_CS_Vajonts23.pdf\" target=\"_blank\" rel=\"noopener noreferrer\">CS_VajontS23<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>\n\t\t<style type=\"text\/css\">\n\t\t\t#gallery-1 {\n\t\t\t\tmargin: auto;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-item {\n\t\t\t\tfloat: left;\n\t\t\t\tmargin-top: 10px;\n\t\t\t\ttext-align: center;\n\t\t\t\twidth: 20%;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 img {\n\t\t\t\tborder: 2px solid #cfcfcf;\n\t\t\t}\n\t\t\t#gallery-1 .gallery-caption {\n\t\t\t\tmargin-left: 0;\n\t\t\t}\n\t\t\t\/* see gallery_shortcode() in wp-includes\/media.php *\/\n\t\t<\/style>\n\t\t<div id='gallery-1' class='gallery galleryid-57458 gallery-columns-5 gallery-size-thumbnail'><dl class='gallery-item'>\n\t\t\t<dt class='gallery-icon landscape'>\n\t\t\t\t<a data-rel=\"iLightbox[postimages]\" data-title=\"Gabriele Vacis e gli attori di PEM_IMG_8008\" data-caption=\"Gabriele Vacis e gli attori di PEM\" href='https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Gabriele-Vacis-e-gli-attori-di-PEM_IMG_8008.jpg'><img decoding=\"async\" width=\"150\" height=\"150\" src=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Gabriele-Vacis-e-gli-attori-di-PEM_IMG_8008-150x150.jpg\" class=\"attachment-thumbnail size-thumbnail lazyload\" alt=\"\" aria-describedby=\"gallery-1-57460\" srcset=\"data:image\/svg+xml,%3Csvg%20xmlns%3D%27http%3A%2F%2Fwww.w3.org%2F2000%2Fsvg%27%20width%3D%271890%27%20height%3D%271417%27%20viewBox%3D%270%200%201890%201417%27%3E%3Crect%20width%3D%271890%27%20height%3D%271417%27%20fill-opacity%3D%220%22%2F%3E%3C%2Fsvg%3E\" data-orig-src=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Gabriele-Vacis-e-gli-attori-di-PEM_IMG_8008-150x150.jpg\" data-srcset=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Gabriele-Vacis-e-gli-attori-di-PEM_IMG_8008-66x66.jpg 66w, https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/wp-content\/uploads\/2023\/09\/Gabriele-Vacis-e-gli-attori-di-PEM_IMG_8008-150x150.jpg 150w\" data-sizes=\"auto\" \/><\/a>\n\t\t\t<\/dt>\n\t\t\t\t<dd class='wp-caption-text gallery-caption' id='gallery-1-57460'>\n\t\t\t\tGabriele Vacis e gli attori di PEM\n\t\t\t\t<\/dd><\/dl>\n\t\t\t<br style='clear: both' \/>\n\t\t<\/div>\n<\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Sorry, this entry is only available in Italiano.Da gioved\u00ec 5 a luned\u00ec 9 ottobre 2023, <a href=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/gabriele-vacis-e-gli-attori-di-pem-portano-in-scena-vajonts23-libera-reinterpretazione-de-il-racconto-del-vajont-di-marco-paolini-e-gabriele-vacis-teatro-gobetti-di-torino-5\/\"> [+]<\/a><\/p>\n","protected":false},"author":2,"featured_media":57460,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"_acf_changed":false,"footnotes":""},"categories":[171],"tags":[],"acf":[],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57458"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/users\/2"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=57458"}],"version-history":[{"count":0,"href":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/57458\/revisions"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media\/57460"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=57458"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=57458"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=57458"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}