{"id":8169,"date":"2014-05-23T09:08:01","date_gmt":"2014-05-23T07:08:01","guid":{"rendered":"http:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/?p=8169"},"modified":"2018-02-26T16:24:01","modified_gmt":"2018-02-26T15:24:01","slug":"latella-dante-calamaro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/en\/latella-dante-calamaro\/","title":{"rendered":"Latella \/ Dante \/ Calamaro"},"content":{"rendered":"<p class=\"qtranxs-available-languages-message qtranxs-available-languages-message-en\">Sorry, this entry is only available in <a href=\"https:\/\/www.teatrostabiletorino.it\/it\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/8169\" class=\"qtranxs-available-language-link qtranxs-available-language-link-it\" title=\"Italiano\">Italiano<\/a>.<\/p><p><\/p>\n<h4>Festival delle Colline Torinesi<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Teatro Stabile di Torino da anni collabora all\u2019organizzazione del Festival delle Colline Torinesi. Nel 2014 questa sinergia si amplia grazie ad un progetto comune dedicato alla creazione teatrale italiana contemporanea voluto da Mario Martone e Sergio Ariotti. Il focus <strong>Latella\/Dante\/Calamaro<\/strong> sar\u00e0 l\u2019inizio di un percorso destinato a valorizzare l\u2019identit\u00e0 di grandi autori, attori e registi italiani d\u2019oggi. \u00c8 il giusto riconoscimento a questi artisti che rappresentano l\u2019eccellenza teatrale italiana anche in ambito internazionale. Contemporaneamente il Festival e la Scuola per Attori del Teatro Stabile concorrono alla realizzazione del progetto <em>Fabulamundi<\/em> sulla scrittura drammaturgica europea. La diciannovesima edizione del Festival dellle Colline Torinesi si svolger\u00e0 dall\u20191 al 22 giugno.<br \/>\necco tre interviste a cura di Sergio Ariotti<\/p>\n<h4>ANTONIO LATELLA<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Dopo il Servitore di due padroni in scena al Carignano a marzo, il pubblico torinese il 1 giugno potr\u00e0 vedere Francamente me ne infischio: Twins, Atlanta, Black, Match e Tara, Premio Ubu 2013, una maratona teatrale in cinque parti ispirata a Via col vento di Margaret Mitchell. In scena all\u2019Astra. Potrebbe esserci un elemento di continuit\u00e0 tra le tue due regie?<\/strong><br \/>\nLa cosa che forse pu\u00f2 unire questi due lavori \u00e8 sicuramente il tentativo di cercare di parlare una nuova lingua teatrale che si allontana dall\u2019idea del teatro del novecento. Io non posso pensare che ancora oggi abbiamo bisogno di costruire delle stanze di cartapesta per illudere che esista una stanza. Tutto \u00e8 sempre comunque finto, non credo nel realismo. I due spettacoli hanno questo che li unisce, la voglia di tentare l\u2019esplorazione di nuovi linguaggi. Non subito ne capisci la grammatica, ma questa \u00e8 l\u2019opportunit\u00e0 che abbiamo in questo momento e che dobbiamo difendere. Soprattutto per aiutare il pubblico a capire che ci sono altre modalit\u00e0 di far teatro, che ci possono aiutare a star bene, non a stare peggio.<br \/>\nIn Francamente me ne infischio, in particolare nella sua ultima parte Tara c\u2019\u00e8 una dialettica evidente tra il teatro e l\u2019arte contemporanea. Che rapporto pu\u00f2 esistere tra l\u2019uno e l\u2019altra?<br \/>\nQuello che mi \u00e8 piaciuto in questo spettacolo \u00e8 stato attraversare diversi linguaggi. Dare diverse proposte di lettura artistica. Per noi registi \u00e8 molto importante stare nel tempo in cui viviamo e questo lo possiamo fare, ad esempio, grazie all\u2019arte contemporanea, che parla il linguaggio del tempo che vive. Spesso in Italia si ha ancora difficolt\u00e0 a capire che c\u2019\u00e8 tradizione, che c\u2019\u00e8 contemporaneo e che c\u2019\u00e8 moderno. Cose completamente diverse. Noi spesso diciamo questo \u00e8 uno spettacolo \u201cmoderno\u201d, ma nel dire moderno lo datiamo gi\u00e0. Contemporaneo \u00e8 un\u2019altra cosa. Il mio spettacolo attraversa diversi linguaggi e arriva all\u2019installazione. Arriva a far pronunciare quelle parole che vengono un po\u2019 abusate nel teatro d\u2019oggi e ci fanno sentire alla moda: \u201cperformance\u201d, \u201cperformer\u201d. Ecco su questo io ho un po\u2019 da ridire: la performance si chiama proprio cos\u00ec perch\u00e9 si fa una volta sola, non accetta la ripetizione, vive l\u00ec in quel momento, non nasce per essere ripetuta. Mi piaceva chiudere la serie di spettacoli di Francamente me ne infischio con un atto \u201cquasi\u201d performativo, per fare capire che nel momento in cui scegli una performance in teatro scegli pi\u00f9 che un atto creativo un atto estetico. Ho voluto immergere le tre attrici in un atto estetico. Per assurdo la loro performance riporta al contemporaneo, come se fosse un\u2019 antica fotografia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong> Una donna volubile, dagli amori mai realizzati: come ci si pu\u00f2 appassionare a Rossella di Via col vento?<\/strong><br \/>\nE\u2019 vero. La donna pi\u00f9 capricciosa che ho conosciuto \u00e8 Rossella. Avevo sei anni quando mia madre mi ha portato a vedere Via col vento, in un cinema di una volta con le sedie di legno, dove si poteva ancora fumare. Rossella in quel film stacca una tenda verde e si fa un vestito. Ho detto a mia madre: \u201cmamma anch\u2019io!\u201d. Anch\u2019io, volevo dire, mi faccio un vestito come lei, oppure anch\u2019io voglio raccontare quelle storie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Questo spettacolo nasce dal romanzo o dal film? Ma \u00e8 pure un ritratto dell\u2019America di oggi?<\/strong><br \/>\nAbbiamo cercato di raccontare pi\u00f9 cose. Per\u00f2 siamo partiti dal libro. E\u2019 un libro spietato. Rossella \u00e8 anche molto antipatica, estremamente razzista. Su alcune cose si pu\u00f2 avvicinare all\u2019America di oggi. Un\u2019America che ha perso determinati valori. E di conseguenza li abbiamo persi noi. Se l\u2019America era il nostro sogno, oggi l\u2019Europa vive quel sogno al quadrato, quindi un incubo.<\/p>\n<h4>EMMA DANTE<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Doppia presenza anche per Emma Dante nella stagione del Teatro Stabile di Torino e al Festival delle Colline Torinesi. Dal 29 aprile al 4 maggio con Le sorelle Macaluso alle Fonderie Limone, il 4, 5 e 6 giugno con Operetta Burlesca all\u2019Astra di Torino.Le Sorelle Macaluso sono un po\u2019 la tua Casa di Bernarda Alba: un interno o un inferno famigliare. Quello che mi ha sempre affascinato dei tuoi mondi chiusi \u00e8 che la vita e la morte si confondono. Che vivi e morti stanno accanto e i morti muoiono tante volte.<\/strong><br \/>\nNon si pu\u00f2 tracciare un confine tra la vita e la morte, \u00e8 impossibile descriverlo. E\u2019 un confine ideale, non spaziale o geografico. Le anime dei vivi e dei morti coabitano all\u2019infinito. Le persone non riescono a trovare una pace n\u00e9 nella vita, n\u00e9 nella morte. Questa condizione c\u2019\u00e8 in quasi tutti i miei spettacoli, anche quando non si parla direttamente della morte alla fine c\u2019\u00e8 sempre un po\u2019 il dubbio se questi esseri sono esistiti veramente oppure non esistono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Sei stata nel cartellone del Festival delle Colline Torinesi nel 2005 con Mishelle di San\u2019Oliva. Ora lo sarai a giugno 2014 con Operetta burlesca. Tra quello spettacolo e questo c\u2019\u00e8 qualche continuit\u00e0, ammesso che ci possa ragionevolmente essere?<\/strong><br \/>\nCi sono molte cose in comune tra i due spettacoli. Intanto uno degli attori di Mishelle di Sant\u2019Oliva, il ragazzo Salvatore, Francesco Guida, \u201cCiccio\u201d qui, in Operetta, \u00e8 nelle vesti del padre. Ha fatto carriera\u2026 Quella era la storia di un padre e un figlio che non si capiscono, anche questa racconta, a un certo punto, del rapporto difficile tra un padre e un figlio. Salvatore andava \u201ca battere\u201d la sera con gli abiti della madre, adesso \u00e8 il narratore-genitore. Molte cose in comune. Anche la storia del pigiama: perch\u00e9 il protagonista pure adesso passa quasi tutto il tempo in pigiama come in Mishelle. Solo la sera Salvatore si trasformava e andava a prostituirsi a Sant\u2019Oliva.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019altro protagonista di Mishelle purtroppo non c\u2019\u00e8 pi\u00f9\u2026<\/strong><br \/>\nIl padre di Mishelle era Giorgio Li Bassi. Lui purtroppo \u00e8 mancato tre anni fa. In quest\u2019occasione per ricordarlo usiamo uno dei suoi abiti, quello che metteva in Mishelle. S\u00ec, c\u2019\u00e8 una grande parentela tra i due spettacoli.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Perch\u00e9 ti viene da raccontare storie di transessuali, travestiti, prostitute\u2026 Senti in loro un\u2019umanit\u00e0 e una cognizione del dolore veri, pi\u00f9 che in altre persone?<\/strong><br \/>\nSento che dentro di loro c\u2019\u00e8 un dolore, ma c\u2019\u00e8 anche una cosa che \u00e8 come un sentimento di infantilismo. Sono infantili. Io adoro quei personaggi, quegli attori, che hanno mantenuto una regressione infantile. Il fanciullo. Questi personaggi che io racconto sono addolorati profondamente per\u00f2 in maniera infantile, per cui questo dolore non li annienta del tutto, comunque li rende vivi\u2026 In ogni caso, anche se \u00e8 un dolore molto forte, sono vivi perch\u00e9 sono attaccati alla loro fanciullezza.<\/p>\n<h4>LUCIA CALAMARO<\/h4>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>L\u2019Origine del mondo \u00e8 il titolo di uno scandaloso quadro di Courbet. L\u2019 Origine del mondo di Lucia Calamaro pone tre generazioni di donne al centro dell\u2019attenzione, tra nevrosi domestiche e psicanalisi. Ma \u00e8 un affresco aspro del tempo in cui viviamo. Qualcuno ha scritto: una cosmogonia (con i suoi feticci).<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Cosa ti stanno chiedendo quando ti chiedono se quello che fai come artista, siccome sei donna , e siccome le protagoniste sono donne, \u00e8 al femminile? Che categoria \u00e8? Di che sguardo \u00e8 rivelatrice? Come posso, ancora dare risposte a una domanda che non ha luogo di essere posta e che invece ,per faciloneria, sistematicamente ritorna?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Cosa significa parlare di teatro contemporaneo? Lo \u00e8 solo in relazione al linguaggio espressivo, alla forma? Solo i registi allora sono contemporanei? E gli autori? Come si distingue il teatro contemporaneo da quello che si accoda alla tradizione? O non hanno senso queste categorie.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La regia ha da un pezzo la mia totale e radicale disistima. Mi sembra un&#8217;anticaglia novecentesca, non arriva al pezzo d&#8217;antiquariato. Non c&#8217;\u00e8 nessun ingegno nell&#8217; appiccicare corpi e spazi a un pensiero altrui. Contemporaneo non so, ma sicuramente molto pi\u00f9 degno di interesse, \u00e8 il pensiero, il discorso, il fondo. Oggi dovrebbero fare spettacoli solo quelli che hanno qualcosa da dire e la sanno dire, nel senso che solo chi sa dare una forma al proprio fondo merita per me attenzione. Registi da poltrone rosse o nere. In fondo entrambi profondamente interessati all&#8217;arredamento. In fondo drammaticamente poco avvezzi a un racconto del presente.<\/p>\n<p><\/p>","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il Teatro Stabile di Torino da anni collabora all\u2019organizzazione del Festival delle Colline Torinesi. 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