Un viaggio all’interno di un’icona contemporanea, per restituirne il cuore pulsante.

«Lolita la sfuggente, la fuggitiva, la clandestina, la ladra che ha rubato l’infanzia a se stessa, che non si è concessa il tempo di crescere. Lolita la donna-bambina, vittima e carnefice, pura e contaminata». Dopo un lungo percorso di ricerca al fianco di Julia Varley dell’Odin Teatret e il debutto presso lo storico teatro di Eugenio Barba, Silvia Battaglio porta a Torino la sua Lolita. Partendo dal controverso romanzo di Nabokov, a cui intreccia suggestioni di Charles Perrault, l’attrice e regista torinese dà voce a una donna già matura, eppure sempre sospesa in quella sorta di ambiguità anagrafica che ha causato il dramma della sua esistenza. Ne nasce un’indagine sul tema dell’età e sul cortocircuito che a volte si crea fra il tempo interiore e quello reale. «In un piccolo angolo d’infanzia immerso in un giardino di mele rosse c’è una Lolita ormai adulta che attraversa il tempo nel tentativo di ritrovare l’infanzia di cui troppo presto è stata privata. Lolita attende la sua “prima volta”, si muove curiosa tra il prima e il dopo, tra una mela e l’altra, attraversa la delusione e lo stupore, la purezza e il peccato, nel suo viaggio intimo tra adolescenza e maturità».