Una perfetta relazione con la natura: i mondi antitetici di Come vi piace

Quali sono gli elementi che l’hanno attratta e le chiavi di lettura che l’hanno accompagnata nella regia di Come vi piace?

Come vi piace/ As you like it è un testo che i presta a diverse chiavi di interpretazione; fondamentalmente perché è una storia complessa, dove i personaggi hanno una vita che sembra possa scorrere autonomamente rispetto alla trama. Shakespeare struttura l’opera dividendola in due parti: nella prima narra di una corte dura, violenta, dove il nuovo duca ha spodestato il vecchio duca, suo fratello, per prendere il potere e godere dei privilegi ad esso riservati. In questa corte i nuovi passatempi per la gente consistono in violenti combattimenti, dove ci si rompe le ossa… Un altro personaggio maltratta per invidia e gelosia ancora il proprio fratello: gli impedisce di studiare, lo tiene relegato alla stregua dei servitori. Il mondo della corte è dunque crudele, brutale, quasi in antitesi con il genere del testo: una commedia deve far ridere, mentre questa inizia come una tragedia. C’è però un rovesciamento immediato della situazione di partenza nel momento in cui i personaggi che vengono cacciati, o se ne vanno volontariamente dalla corte, approdano in una terra meravigliosa, la foresta di Arden. Storiografi e studiosi hanno cercato di collocarla in una situazione spaziale precisa: c’è chi parla delle Ardenne in Francia o di una località vicina al luogo di nascita di Shakespeare. Di fatto, come in tutti i suoi testi, è un luogo di pura immaginazione, è veramente l’”Arcadia amara” di Jan Kott, è il luogo in cui la gente può ritrovare una reale possibilità di entrare in perfetta relazione con la natura.  Sono queste ambivalenze, la compresenza di due distinte cifre stilistiche ad avermi indirizzato verso questo testo: la prima molto dura, la seconda poetica e divertente. Del resto Come vi piace è la commedia in cui Shakespeare ha inserito più personaggi interpretati da clown, maschere comiche nel pieno rispetto della tradizione del teatro elisabettiano.

In questa commedia si accede allo spirito delle cose attraverso il pensiero e non con l’esperienza: come si rapportano i personaggi rispetto a questa affermazione?

Una particolarità di questo testo consiste nella capacità che hanno un po’ tutti i personaggi di filosofare attraverso i dialoghi e le relazioni, una caratteristica che paradossalmente assumono anche i buffoni. Uno dei grandi filosofi del testo è Touchstone, che entra in una totale armonia con Jaques il malinconico, che in lui vede la possibilità di sovvertire il mondo con ragionamenti apparentemente strampalati ma che invece hanno un senso profondo. Tutti i personaggi della commedia hanno quasi la necessità di far affiorare attraverso le parole qualcosa che va al di là delle semplici dinamiche relazionali. Ed è in questo modo che Shakespeare sviluppa un tema estremamente complesso e centrale a proposito del tempo: quando arriviamo nella foresta di Arden abbiamo la sensazione che ciascuno percepisca il tempo in senso diverso. Sembra che questo sia il luogo dove ci si può incontrare per il semplice piacere della chiacchiera, della corrispondenza, dello scambio di pensieri, così come ci si può dimenticare dello scorrere del tempo e delle persone che ci possono aspettare. Sembra la cifra su cui il drammaturgo abbia spinto il pedale dell’acceleratore, per permettere al pubblico di godere di dialoghi brillanti a scapito di una trama complessa che si riesce a ricostruire solo quando si arriva alla fine, quando, con un coup de theatre, tutto si risolve in maniera semplice ma poetica…

Come vi piace è una commedia estremamente complessa, che solo nel Novecento è stata interpretata sulla base della mitologia cristiana e classica, della filosofia socratica o della decodifica semiotica: a quale di questi aspetti si è sentito più prossimo. O, diversamente, a quale non ha aderito?

Credo di aver letto tutto o quasi tutto quello che è stato pubblicato a proposito di questo testo. Alcune interpretazioni sono davvero interessanti, aiutano a leggere parti della commedia che sono tutt’altro che immediate. Ma il teatro di Shakespeare è quanto di più prossimo ci può essere al mondo popolare. Si presta a milioni di differenti letture, probabilmente tutte molto giuste e valide: ciò che bisogna preservare nella restituzione di un testo è la forte relazione con la gente, l’empatia tra ciò che accade in palcoscenico e chi ne fruisce. Provate a immaginare cosa poteva essere uno spettacolo in un teatro elisabettiano, anche il semplice Globe Theatre: una pedana aggettante sul pubblico, con gli spettatori che giravano intorno al palcoscenico attivando una qualità di relazione diretta. L’utilizzo della parola, l’uso di una relazione semplice doveva consentire a un pubblico anche non scolarizzato di intuire, di capire sia gli snodi drammaturgici che i discorsi più intellettuali o poetici nascosti all’interno del testo. Nell’allestire questo testo mi sono sforzato di riconsegnare al pubblico di oggi qualcosa che poteva plausibilmente essere stata la qualità di relazione tra quello spettacolo e gli spettatori a cui Shakespeare si rivolgeva. Se devo pensare oggi in Italia all’evento mediatico più elisabettiano, mi viene in mente Maurizio Crozza, che nei suoi spettacoli fa riferimenti alla realtà che gli spettatori riconoscono, raccontandola con estrema ilarità e senza rinunciare alla possibilità di citare fatti drammatici e forti.  In Shakespeare i riferimenti alla sua contemporaneità erano infiniti: è il caso di Imene, il Dio del matrimonio, che è stato introdotto in un secondo tempo. Il personaggio, che nasce da un libretto che molta gente conosceva, ha creato un vero e proprio numero comico. Sfruttando questo spunto. In questo spettacolo abbiamo operato un piccolo tradimento, parlando di unioni civili: è stato il modo di utilizzare una maschera shakespeariana per parlare del nostro contemporaneo.

Tra i personaggi, Rosalind ha caratteristiche di grandezza drammaturgica che hanno portato Harold Bloom ad avvicinarla ad Amleto o Falstaff: è d’accordo?

Rosalind è un personaggio molto affascinante. È una donna di grande carattere anche se molto giovane, che affronta contemporaneamente due grandi tragedie, la prima delle quali è quella di essere sradicata dal proprio nucleo famigliare: suo padre, che la faceva vivere da duchessa, viene spodestato e di lui non si sa più nulla. La vediamo subito energica prendere in mano una situazione complessa quando anche lei, soltanto perché ritenuta più intelligente della figlia del nuovo duca usurpatore, viene messa al bando. La cosa più coraggiosa che fa è decidere di travestirsi da uomo per non farsi riconoscere e per poter proteggere la cugina, che sembra più svampita e la segue in questo viaggio verso l’ignoto. Alcuni studiosi l’hanno messa in relazione ad Amleto e ad altri grandi personaggi shakespeariani proprio per questa sua potente volontà di azione.

C’è però un particolare di cui non riusciamo a fruire: nel teatro elisabettiano tutti i ruoli femminili erano interpretati da uomini. C’è tutta una serie di doppi sensi e fraintendimenti dovuti al fatto di che Rosalind è un uomo che si traveste da donna, per poi fingere di essere un uomo, un gioco di ruoli buffo e divertente che mette alla prova lo spettatore. È anche un personaggio che si pone nei confronti del mondo in un’assoluta libertà. Si innamora perdutamente di uno sconosciuto e quando lo reincontra con coup de teatre nella foresta di Arden le accade una cosa buffa: la sua semplicità, il suo modo di fare attraggono Orlando, soltanto che lei è vestita da uomo. Fa innamorare due volta la stessa persona, una volta in sembianze femminili, una in quelle maschili…

Nelle sue note si sottolineano due aspetti centrali, quello politico e quello ambientale: ce ne può parlare?

Sembrerebbe che Come vi piace abbia alla base una forte esigenza dell’autore di poter raccontare un forte legame con la natura. Jaques è il personaggio che incarna questa tensione poetica ed è l’unico ad entrare realmente in simbiosi con la foresta. Sembra essere un attivista delle politiche ambientali, l’unico che alla fine rinuncia alle comodità della corte per rimanere lì a cercare di capire cosa più gli piace.


Intervista a cura dell’Ufficio Attività Editoriali e web del Teatro Stabile di Torino
10 maggio 2016

2018-02-26T16:23:30+00:00

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