Amleto – Gobetti | 5/3/2013 – 24/3/2013

di William Shakespeare
uno spettacolo di Valter Malosti
con Valter Malosti, Sandra Toffolatti, Mariano Pirrello, Leonardo Lidi, Roberta Lanave, Mauro Bernardi, Christian Mariotti La Rosa, Jacopo Squizzato, Annamaria Troisi
scene di Nicolas Bovey
sound designer Gup Alcaro
costumi Federica Genovesi
light designer Francesco Dell’Elba
cura del movimento Alessio Maria Romano
canzoni originali Bruno De Franceschi
versione italiana, adattamento e regia Valter Malosti
assistente alla regia Elena Serra
Teatro di Dioniso / Fondazione del Teatro Stabile di Torino / con il sostegno del Sistema Teatro Torino
Prima nazionale

Scrive Testori a proposito dell’Amleto:

«La grandezza dell’Amleto è tutta in questo rompersi della dimensione formale che si lascia trapassare e fa spazio all’urlo profetico che l’opera propriamente contiene ed esprime. Lo stile traballa per permettere che la tensione di quella chiamata e richiesta così totale arrivi a farsi pronuncia, o almeno balbettio. La vera struttura dell’Amleto è la totalità con cui ripropone il cuore del problema umano, è quella suprema domanda sul senso dell’esistere. Questa domanda, poi, nell’Amleto di Shakespeare non è posta in termini astratti o sfuggenti, ma è urlata dentro il rapporto tra padre e figlio che è luogo realistico, carnale e umano».

Con questo nuovo spettacolo sale a quattro il numero delle rivitazioni, degli assalti, degli “imbastardimenti, degli strozzamenti” come direbbe Testori, che Malosti ha tentato su e anche contro questo testo, a partire da un progetto site specific nel 1997 per il Festival delle Colline Torinesi, realizzato dentro un enorme fossato/tomba di 20 metri per 12, scavato all’interno di un grande chiostro del Settecento. Nel secondo studio, Ophelia, operava uno spiazzamento facendo di Ofelia il motore del racconto e dell’azione; per poi proseguire nel racconto dell’Amleto attraverso Hamlet X con un cast tutto al femminile. Amleto possiede una sensibilità femminile in un cuore di uomo. Ecco allora che le figure femminili sono per Amleto specchi di se stesso, morbosamente attraenti, mentre scatta un senso di irrimediabile alterità nei confronti delle figure maschili. Il linguaggio di Amleto è il linguaggio del figlio contro i padri. Ed ecco il punto di partenza per la nuova esplorazione: padri e figli. Al padre Amleto non può dire di no. Intanto perchè è un padre morto. Eppure nel corso del suo dramma, come sottolinea Nadia Fusini, «sospende quel patto a tanti di quei dubbi e domande, lo espone a tante di quelle circostanze complesse, che il patto vacilla. Accade così che nel tempo sottratto per tornare al Padre, si spalanca l’apertura di una parola che mette in scacco l’azione e conduce il dramma verso la sponda del nonsense, del doppio senso, dell’equivoco, di un teatro che della tragedia fa puro spettacolo, gioco del tutto». L’impulso per affrontare nuovamente la figura di Amleto nasce da una sfida fisica e quasi carnale. In scena con Valter Malosti, oltre a Sandra Toffolatti e Mariano Pirrello, un nucleo di giovani attori in gran parte diplomati nell’ultimo triennio della Scuola per attori del Teatro Stabile di Torino, terza tappa del cantiere shakespeariano dopo Sogno e Lo stupro di Lucrezia.

2015-04-13T19:37:19+00:00

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