L’atto di nascita risale alla notte tra il 27 e il 28 maggio 1955, quando la seduta del Consiglio Comunale di Torino, presieduto dal sindaco Amedeo Peyron, coadiuvato dall’assessore alla pubblica istruzione Maria Tettamanzi, si protrasse fino a notte fonda per discutere sulle finalità del nuovo “ente di propulsione culturale” e per deliberare un contributo annuo di 20 milioni di lire e la concessione dell’antiquata sala del Teatro Gobetti.
Al neonato Piccolo Teatro della Città di Torino, dopo la crisi del ventennio fascista e le distruzioni belliche, fu affidato il compito di risollevare la tradizione del “teatro d’arte” nella città che nella prima metà dell’Ottocento aveva dato vita alla Compagnia Reale Sarda e, nel primo Novecento, all’intensa esperienza del Teatro di Torino di Riccardo Gualino, soffocata dal regime mussoliniano.
Le prime due stagioni furono dirette da Nico Pepe, stimato attore messosi in luce come interprete goldoniano e animatore del teatro universitario. Lo spettacolo inaugurale, che andò in scena il 3 novembre 1955 nel rinnovato Teatro Gobetti, fu Gli innamorati di Carlo Goldoni, affiancato dall’atto unico di Alfred De Musset Non si può pensare a tutti.
Firmava la regia la giovanissima Anna Maria Rimoaldi, che si affermerà come animatrice del Premio Strega. Nel primo anno il teatro allestì dieci spettacoli, realizzando 171 recite a Torino, 10 in altre “piazze” del Piemonte e 18 fuori regione.
Con la stagione 1957/58 a Pepe succedette il giovane regista veneto Gianfranco De Bosio che guidò il teatro per il successivo decennio e in breve riuscì ad affermare gli spettacoli dello stabile torinese nel panorama nazionale.
Con le celebrazioni del centenario dell’unità d’Italia, nel 1961 “conquistò” la scena del Teatro Carignano presentando La resistibile ascesa di Arturo Ui di Bertolt Brecht, uno dei rari spettacoli brechtiani sfuggiti al monopolio del Piccolo Teatro di Milano.
Dopo d’allora la storica sala del Carignano di proprietà comunale, da anni retta da una gestione privata, ospiterà regolarmente i maggiori spettacoli dello Stabile. Solo nel 1977 il settecentesco teatro, prototipo del “teatro all’italiana”, diverrà sede ufficiale del Teatro Stabile.
Alla direzione De Bosio è legata la riscoperta di Ruzante con La Moscheta (1960), Anconitana e Bilora (1965), e I Dialoghi (1966), spettacoli che furono presentati anche in tournée all’estero, in America Latina (1960), in Francia e Belgio (1965) e in Russia (1966). Senza trascurare la drammaturgia classica di Goldoni, Shakespeare, Cechov e Pirandello, De Bosio dedicò spiccata attenzione alla drammaturgia contemporanea, sia importando dalla Francia il “teatro dell’assurdo” di Eugéne Ionesco (Sicario senza paga e Il re muore) e di Samuel Beckett (Giorni Felici, Atto senza parole e L’ultimo nastro di Krapp), sia mettendo in scena testi di scrittori italiani come Natalia Ginzburg (Ti ho sposato per allegria), Alberto Moravia (Il mondo è quello che è) e soprattutto Primo Levi con Se questo è un uomo (1966), riduzione dello sconvolgente libro autobiografico sulla prigionia ad Auschwitz.
Con De Bosio furono scritturati i più noti attori della scena italiana, come Paola Borboni, Gianni Santuccio, Lilla Brignone, Luigi Vannucchi, Ernesto Calindri, i giovani Dario Fo e Franca Rame, Giulio Bosetti, Franco Parenti, Salvo Randone, Adriana Asti, Laura Adani, Valeria Moriconi, Glauco Mauri e Vittorio Gassman che nel 1968 fu protagonista del memorabile Riccardo III di William Shakespeare, diretto dal giovane Luca Ronconi, con scene dello scultore Mario Ceroli e costumi di Enrico Job, spettacolo tra i più memorabili della storia del TST.
Con la crisi del Sessantotto subentrò una direzione collegiale composta da Giuseppe Bartolucci, fautore delle avanguardie, Daniele Chiarella, gestore del Teatro Carignano, Federico Doglio, storico del teatro, Nuccio Messina, direttore organizzativo del teatro (dal 1964), e Gian Renzo Morteo, studioso e traduttore di Ionesco.
In quel periodo di transizione, il teatro allestì spettacoli anticipatori che suscitarono sconcerto e curiosità nel pubblico, come I testimoni del polacco Tadeusz Rozewicz, con scene dell’esordiente Jannis Kounellis, futuro maestro dell’“arte povera”; Orgia, con Laura Betti e Gigi Mezzanotte, spettacolo-manifesto del “teatro di parola” di Pier Paolo Pasolini; Il sogno di August Strindberg recitato in lingua italiana da Ingrid Thulin, la grande attrice svedese consacrata dal cinema di Ingmar Bergman.
In quegli anni lo Stabile di Torino, primo in Italia, diede vita a un nuovo rapporto con il mondo della scuola e delle periferie urbane, fondando “l’animazione” e “il decentramento”. Nel 1970 il grande comico torinese Erminio Macario, affermatosi nel varietà, coronò la sua carriera di attore drammatico interpretando con lo Stabile il classico piemontese Le miserie ‘d monssù Travet di Vittorio Bersezio.
L’esperienza della “direzione collegiale” si risolve dopo un triennio, nel 1971, con l’affidamento della direzione al regista Franco Enriquez, ma questi, alla fine della stagione lascia l’incarico. Gli succede il regista genovese Aldo Trionfo, affermatosi a Torino con la memorabile messa in scena di Puntila e il suo servo Matti di Bertolt Brecht, con Tino Buazzelli e Corrado Pani. Nei quattro anni di direzione a Torino Trionfo realizza gli spettacoli della sua maturità artistica, coadiuvato dal grande scenografo Emanuele Luzzati e da attori di spiccata personalità come Franca Nuti (Peer Gynt di Ibsen), Marisa Fabbri (Elettra di Euripide), l’intramontabile Paola Borboni (Re Giovanni di Shakespeare), la star del varietà Wanda Osiris (Nerone è morto? di Hubay), il caposcuola dell’avanguardia Carmelo Bene e il giovanissimo Franco Branciaroli che con Trionfo a Torino si affermò come protagonista.

A Trionfo succedette il regista Mario Missiroli che, affiancato da Giorgio Guazzotti condirettore organizzativo, guidò il teatro per i successivi otto anni, fino al 1984. Riconquistato il pieno favore del pubblico e della critica nel 1977 con Zio Vanja di Anton Cechov, interpretato da Gastone Moschin, Annamaria Guarnieri, Monica Guerritore e Giulio Brogi, Missiroli realizzò una serie di fortunati allestimenti, con imponenti scene di Enrico Job: Verso Damasco di August Strindberg, I giganti della montagna di Luigi Pirandello, Musik di Frank Wedekind, La villeggiatura di Carlo Goldoni, il “remake” di Orgia di Pasolini, nuovamente con Laura Betti. Attori prediletti da Missiroli furono, oltre a Moschin e la Guarnieri, Glauco Mauri e Paolo Bonacelli, protagonista quest’ultimo della Mandragola di Machiavelli (con elegante scena di Giulio Paolini) e del Malato immaginario di Molière.

Dal 1985 al 1989 il teatro fu diretto da Ugo Gregoretti che ebbe tra l’altro il merito di riportare alla scena di prosa un grande attore come Walter Chiari con Il critico di Richard Sheridan e di affidare a Luca Ronconi l’arduo compito di mettere in scena Mirra di Vittorio Alfieri, interpretato dalla giovane rivelazione Galatea Ranzi, affiancata da Ottavia Piccolo e Remo Girone. A Gregoretti succedette proprio Luca Ronconi che a Torino realizzò nel 1989 Besucher di Botho Strauss, con Umberto Orsini e Franco Branciaroli; nel 1990 Strano Interludio di Eugene O’Neill, con Massimo De Francovich e Galatea Ranzi, L’uomo difficile di Hugo von Hofmannsthal, con un cast d’altri tempi: Marisa Fabbri, Massimo Popolizio, Annamaria Guarnieri, Luciano Virgilio, Mauro Avogadro, oltre a Orsini, De Francovich e la Ranzi. Alla fine del 1990, nella Sala Presse dello stabilimento dismesso di Fiat di Lingotto, Luca Ronconi allestì Gli ultimi giorni dell’umanità di Karl Kraus, repertorio degli orrori e insensatezze della Grande Guerra. Ronconi, che nel 1992 fondò la scuola per attori del TST, tuttora una delle più attive e ambite in Italia, lasciò Torino nel 1994. Alla direzione di Guido Davico Bonino, ex critico teatrale e docente universitario (1994-97), seguì per il triennio 1997- 2000 l’attore e regista Gabriele Lavia. Sulla rinnovata strategia di apertura e interscambio con l’orizzonte europeo ricordiamo La serra di Harold Pinter, interpretato da Carlo Cecchi, con la regia dello stesso Pinter, il maggior drammaturgo e sceneggiatore inglese vivente, e lo stupefacente ed elegantissimo spettacolo “di figura” italo-francese Pene di cuore di una gatta francese realizzato nella stagione 1999-2000 dal funambolico regista parigino Alfredo Arias con un cast bilingue. Massimo Castri nel biennio della sua direzione mise in scena a Torino spettacoli rigorosi e affascinanti, come Ifigenia di Euripide, La ragione degli altri di Luigi Pirandello, Madame De Sade di Yukio Mishima e John Gabriel Borkmann di Henrik Ibsen.

Nel settembre 2002 la direzione viene assunta dal regista Walter Le Moli, è rimasto in carica fino al dicembre 2007. Le Moli ha operato per intensificare l’attività produttiva, sia incoraggiando progetti di compagnie giovani e realtà locali, sia realizzando progetti di grande respiro come la trilogia shakespeariana Tre storie d’amore (2003) e, nella stagione successiva, la coproduzione di Peccato che fosse puttana dell’elisabettiano John Ford, affidata alla regia di Luca Ronconi. Grande attenzione è stata data al “romanzo” portato in scena, un percorso avviato con Don Chisciotte, il monumentale romanzo di Cervantes diretto da Henning Brockhaus, proseguendo con La Comédie Humaine di Honoré de Balzac, diretto da Dominique Pitoiset e infine con La peste di Albert Camus, per la regia di Claudio Longhi.
Nel cartellone della stagione 2004/2005 ampio spazio ha avuto il rapporto teatro-musica, culminato con l’allestimento diretto da Walter Le Moli di Marat-Sade di Peter Weiss, “incamiciato” nella partitura de Le quattro stagioni di Vivaldi, e de L’Impresario delle Smirne di Carlo Goldoni, con un cast misto di attori di prosa e cantanti lirici, sotto la direzione di Davide Livermore.
Per la stagione 2005 – 2006 il Teatro Stabile di Torino ha messo in cantiere diciotto titoli. Intenso l’avvio di stagione affidato a Martirio da Georges Bernanos, per la regia di Gabriele Vacis, già regista di Vocazione da Wilhelm Meister di Goethe (2003/2004) e di Romeo & Juliet di William Shakespeare; Il lavoro rende liberi di Vitaliano Trevisan, lucida analisi del nostro quotidiano, proposto nell’allestimento di Toni Servillo.
Storie di emarginazione sono al centro di Disco Pigs di Enda Walsh, diretto da Valter Malosti, e di Senza, scritto da Filippo Taricco e Beppe Rosso. Ampio spazio ai classici: Alcesti di Euripide, diretto da Massimo Castri; I giganti della montagna di Luigi Pirandello, per Marcido Marcidorjs e Famosa Mimosa, La donna del mare di Henrik Ibsen diretto da Mauro Avogadro, già regista de Il benessere, e Una stanza tutta per me da Virginia Woolf, interpretato da Laura Curino. La tempesta, libretto di Luca Fontana da Shakespeare con le musiche di Henry Purcell e Carlo Galante con la regia di Giancarlo Cobelli, produzione realizzata in collaborazione con la Fondazione del Teatro Regio di Torino, e Le bel indifférent da Jean Cocteau, adattato da Pierluigi Pizzi e Marco Tutino e diretto da Davide Livermore, fondono parti cantate e recitate in due spettacoli di “teatralità musicale”.
Cuore della stagione è stato il progetto Domani, a cura di Luca Ronconi, cinque spettacoli incentrati su drammi e contraddizioni del nostro tempo., progetto realizzato in occasione dei XX Giochi Olimpici invernali TOrino 2006. Nella stessa stagione, a marzo, il teatro Stabile di Torino ospita il X Premio Europa per il Teatro, assegnato ad Harold Pinter, Oskaras Korsunovas , Josep Nadj. La nuova sala del Teatro Vittoria ha ospitato Leopardi, diretto da Claudio Longhi, e In forma di parole. Scrittori letti da scrittori, a cui hanno preso parte Edoardo Sanguineti, Vincenzo Cerami, Patrizia Valduga, Rossana Campo, Tiziano Scarpa, Aldo Nove.
Nella stagione 2006/2007 il Teatro Stabile di Torino ha prodotto: Le lacrime amare di Petra von Kant di Rainer Werner Fassbinder per la regia di Antonio Latella; Macbeth di William Shakespeare diretto da Valter Malosti; Fahrenheit 451 di Ray Bradbury diretto da Luca Ronconi e inserito nelle celebrazioni per Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma. Una significativa iniziativa è stata realizzata insieme all’Unione Musicale. Musica per il teatro, teatro per la musica, è stato il progetto che ha celebrato il dialogo tra musica e prosa in tre appuntamenti: Didone con l’Orchestra Europa Galante diretta da Fabio Biondi, Eraritjaritjaka spettacolo di Heiner Goebbels, Oedipus in Kolonos con l’Orchestra Sinfonica e Corro Sinfonico Giuseppe Verdi di Milano direttore György Györivànyi Raht. In questa stagione il Teatro Stabile di Torino è entrato a far parte dell’Unione del Teatri d’Europa, attivando una intensa rete di scambi con i principali teatri europei ed extraeuropei. Tra i trentotto spettacoli ospiti, particolare rilievo hanno avuto le creazioni di Teatre Lliure, Schauspielfrankurt, Habimah National Theatre of Israel, Teatro Nacional Saõ Paolo Porto.

…dal 2007

Nella stagione 2006/2007 il Teatro Stabile di Torino ha prodotto: Le lacrime amare di Petra von Kant di Rainer Werner Fassbinder per la regia di Antonio Latella; Macbeth di William Shakespeare diretto da Valter Malosti; Fahrenheit 451 di Ray Bradbury diretto da Luca Ronconi e inserito nelle celebrazioni per Torino Capitale Mondiale del Libro con Roma. Una significativa iniziativa è stata realizzata insieme all’Unione Musicale. Musica per il teatro, teatro per la musica, è stato il progetto che ha celebrato il dialogo tra musica e prosa in tre appuntamenti: Didone con l’Orchestra Europa Galante diretta da Fabio Biondi, Eraritjaritjaka spettacolo di Heiner Goebbels, Oedipus in Kolonos con l’Orchestra Sinfonica e Corro Sinfonico Giuseppe Verdi di Milano direttore György Györivànyi Raht. In questa stagione il Teatro Stabile di Torino è entrato a far parte dell’Unione del Teatri d’Europa, attivando una intensa rete di scambi con i principali teatri europei ed extraeuropei. Tra i trentotto spettacoli ospiti, particolare rilievo hanno avuto le creazioni di Teatre Lliure, Schauspielfrankurt, Habimah National Theatre of Israel, Teatro Nacional Saõ Paolo Porto.

Nel maggio 2007 Evelina Christillin è stata nominata Presidente del Teatro Stabile di Torino. Il cartellone 2007/2008 si è aperto con il sedicesimo UTEFest, festival dell’Unione dei Teatri d’Europa, più di venti spettacoli e la presenza di nomi di spicco della scena tra cui Lev Dodin, Declan Donnellan, Gabor Zsambeki, Roger Planchon, Stephane Braunschweig, Urs Troller, Staffar Valdermar Holm. Il Teatro Stabile di Torino si è confermato come uno dei poli teatrali italiani di maggior interesse artistico e organizzativo in ambito nazionale ed internazionale. Dal punto di vista produttivo, l’attività si è concentrata attraverso un nucleo di interpreti che si sono alternati in Dossier Ifigenia (regia di Elie Malka), The Changeling e Antigone (regia di Walter Le Moli), La folle giornata (regia di Claudio Longhi), A voi che mi ascoltate (regia di Victor Arditti).

A questi spettacoli si sono aggiunti Tre de Musset diretto da Mauro Avogadro e quelli realizzati come coproduzioni o collaborazioni: Venere e Adone diretto da Valter Malosti, Canti dall’inferno diretto da Davide Livermore,  Turin Eleven progetto di Laura Curino e Roberto Tarasco, Keely and Du diretto da Beppe Rosso, SynagoSyty diretto da Gabriele Vacis. Il cartellone delle ospitalità ha contato trentasei titoli. Nel dicembre 2007 Mario Martone è diventato Direttore della Fondazione del Teatro Stabile di Torino.

La prima stagione diretta da Mario Martone (2008/2009) è stata caratterizzata dalla scelta di alcuni filoni tematici legati alle sale teatrali: gli attori al Teatro Carignano, gli autori al Teatro Gobetti, i registi alle Fonderie Limone Moncalieri, la contemporaneità al Vittoria, i grandi allestimenti al Nuovo. Mario Martone infatti ha inteso realizzare una proposta culturale omogenea, in cui produzioni e ospitalità si fondono armonicamente, realizzando un disegno generale di estrema chiarezza. Martone, parallelamente alla Scuola per Attori diretta da Mauro Avogadro, ha ispirato la creazione della Scuola dello spettatore diretta da Guido Davico Bonino, della Corso di recitazione per cantanti diretta da Davide Livermore e del Corso di scritture per la danza contemporanea diretta da Raffaella Giordano.

La menzogna, spettacolo creato e diretto da Pippo Delbono e incentrato sul dramma delle morti sul lavoro, ha inaugurato la stagione 2008/2009 alle Fonderie Limone Moncalieri. Il 2 febbraio 2009, dopo un anno di restauri, è stato riaperto il Teatro Carignano, uno dei tesori barocchi di Torino: la sala è tornata all’antico splendore settecentesco, ma è stata anche ammodernata per renderla tecnologicamente all’avanguardia. Zio Vanja, diretto da Gabriele Vacis e prodotto dal Teatro Stabile, ha inaugurato la sala. Una retrospettiva alla Cavallerizza Reale ha reso omaggio a Guido Ceronetti, con il suo I misteri di Londra e Albergo Ceronetti, ideato e diretto da Virginio Liberti.  Valter Malosti ha diretto il toccante Quattro atti profani di Antonio Tarantino, che è stato allestito alle Fonderie Limone Moncalieri. In questa stagione sono stati riproposti alcuni spettacoli storici del Teatro Stabile: Camillo e Adriano Olivetti di Laura Curino e Gabriele Vacis e Guarda che luna!, tributo al genio di Fred Buscaglione di Banda Osiris, Enrico Rava, Gianmaria Testa, Stefano Bollani, Enzo Pietropaoli, Piero Ponzo. Tra gli ospiti, ricordiamo i nomi di Toni Servillo, Federico Tiezzi, Luca De Filippo, Franco Branciaroli, Carlo Cecchi, Enzo Moscato, Arturo Cirillo, Fura dels Baus, Moni Ovadia, Scimone e Sframeli. Il Teatro Nuovo ha ospitato Kontakthof, uno degli ultimi spettacoli visti in Italia con la compagnia di Pina Bausch prima della morte della grande coreografa.  Significative sinergie sono state realizzate con Teatro Regio, Museo Nazionale del Cinema, Università degli Studi di Torino, Dams.

Teatro, danza, musica, arte, multimedialità sono state le parole chiave dell’attività, declinate su undici nuovi allestimenti, quattro riprese, settantadue ospitalità di cui undici internazionali. La stagione 2009-2010 è stata inaugurata da Prospettiva09 festival d’autunno, curato da Mario Martone e Fabrizio Arcuri, sostenuto da Torinodanza festival, Artissima 16, Club to Club e altre istituzioni culturali nazionali, che ha ospitato in due mesi una programmazione di cinquanta appuntamenti. Tra gli artisti in scena l’argentino Rafael Spregelbrud, Forced Entertainment, René Pollesch, Big Art Group, Abattoir Fermé, Motus, Socìetas Raffaello Sanzio, Emma Dante, Giorgio Barberio Corsetti, Compagnia della Fortezza, Ascanio Celestini, Teatro Valdoca, Filippo Timi, Accademia degli Artefatti, Babilonia Teatri, a cui si sono affiancati alcune compagnie di Torinodanza festival, State of Indenpen/Dance realizzato da Club to Club e i sedici appuntamenti/performance di Artissima 16. Per la prima volta il Teatro Stabile ha partecipato alla realizzazione di Torinodanza festival, diretto da Gigi Cristoforetti, ospitando la manifestazione alle Fonderie Limone e alla Cavallerizza Reale. Sul palcoscenico alcuni tra i più versatili talenti della danza contemporanea: Royal Ballet of Flanders, Virgilio Sieni, Lucinda Childs, Pierre Rigal, Caterina e Carlotta Sagna, Koen Augustijnen, Emio Greco e Pieter C. Scholten. La prima produzione andata in scena è stata Tradimenti di Harold Pinter regia Andrea Renzi e sempre al Carignano il 19 gennaio 2010 ha debuttato Fiabe Italiane (Italian Folktales), un progetto ideato e diretto da John Turturro, sostenuto dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali in occasione del 300° anniversario dalla fondazione del Teatro Carignano. Andrea De Rosa ha proposto la prima messa in scena integrale di Manfred di Byron-Schumann, una collaborazione Teatro Stabile e Teatro Regio, con Orchestra e Coro guidati da Gianandrea Noseda. Laura Curino da realizzato un potente spaccato d’epoca con Il signore del cane nero, Valter Malosti ha allestito un sarcastico Molière/ La scuola delle mogli, Beppe Rosso con Flags ha chiuso l’omaggio a Jane Martin, Gipo Farassino è tornato in scena con Stasseira, agrodolce memoria di Torino anni Cinquanta. A marzo 2010 il soffio del centocinquantesimo dell’Unità d’Italia ha cominciato a spirare alla Cavallerizza Reale con la rassegna Teatro e Storia, coordinata da Giovanni De Luna. Valter Malosti nel giugno 2010 è diventato direttore del Corso per Attori della Scuola del Teatro Stabile di Torino.

Ancora grandi eventi nella stagione 2010 – 2011 del Teatro Stabile di Torino, con settantratrè spettacoli e due grandi festival. Prospettiva2 torna al pubblico con una programmazione che dal 15 ottobre al 14 novembre 2010 sviluppa il tema del doppio in quarantasette momenti. Torinodanza festival (7 settembre – 13 novembre 2010) si è aperto con le due prestigiose presenze a MITO del Balletto Reale delle Fiandre e di Emio Greco Ι PC, significativamente raccolte sotto il nome di Miti. Il focus successivo riporta sulla scena un momento storico e artistico fondamentale per la danza: gli Anni Ottanta. Il terzo focus è dedicato a uno dei coreografi oggi più indicativo della contemporaneità, Alain Platel, erede artistico di Pina Bausch. La stagione del 150° dell’Unità d’Italia ospita una importante serie di produzioni, che accompagnano il pubblico in un ideale viaggio nella storia della scrittura scenica italiana: le Operette morali di Giacomo Leopardi nella versione di Mario Martone; Filippo di Vittorio Alfieri, diretto da Valerio Binasco; I promessi sposi alla prova, capolavoro di Giovanni Testori, diretto da Federico Tiezzi; Rusteghi, da Goldoni, uno spettacolo di Gabriele Vacis; infine Virginio Liberti con con Questa sera si recita a soggetto di Luigi Pirandello. Valter Malosti dirige una coproduzione che sigla il ritorno al teatro di Valeria Solarino, nei panni della Signorina Julie di Strindberg. Altra coproduzione d’eccellenza è 18 mila giorni, un testo di Andrea Bajani con Gianmaria Testa e Giuseppe Battiston sulla condizione operaia. Le ospitalità della stagione 2010 2011 che completano questo importante progetto culturale portano i nomi di Mariangela Gualtieri, Cesare Ronconi, Danio Manfredini, Raffaella Giordano, Maurizio Donadoni, Valeria Parrella, Fausto Paravidino, Pippo Delbono, Emma Dante, Luca De Filippo, Carlo Cecchi, Fabrizio Gifuni, Massimo Castri e ancora molti altri.
Nel gennaio 2015 Mario Martone ha assunto l’incarico di direttore artistico ed è stato nominato direttore Filippo Fonsatti.
Nel febbraio 2015 al Teatro Stabile di Torino è stato riconosciuto dal MiBACT lo status di Teatro Nazionale.