CARLO CECCHI INTERPRETA “IL LAVORO DI VIVERE” DI HANOCH LEVIN, UNO SPETTACOLO DI ANDRÉE RUTH SHAMMAH IN SCENA AL TEATRO GOBETTI DI TORINO DAL 17 AL 22 GENNAIO 2017

 

Martedì 17 gennaio 2017, alle ore 19.30, al Teatro Gobetti debutterà IL LAVORO DI VIVERE di Hanoch Levin, uno spettacolo di Andrée Ruth Shammah, interpretato da Carlo Cecchi, Fulvia Carotenuto, Massimo Loreto. Con la collaborazione per l’allestimento scenico di Gianmaurizio Fercioni, per i costumi di Simona Dondoni, per le luci di Gigi Saccomandi. Musiche di Michele Tadini.
Lo spettacolo – prodotto dal Teatro Franco Parenti –  sarà replicato al Gobetti, per la Stagione in abbonamento del Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale, fino a domenica 22 gennaio.

Ogni separazione è un duello all’ultimo sangue, tragico e comico allo stesso tempo. Tra sarcasmo e disperazione un uomo e una donna si affrontano in una lotta verbale dura, crudele ma anche ironica.

Prematuramente scomparso nel 1999 a cinquantasei anni, l’israeliano Hanoch Levin è un autore molto rappresentato in Europa, meno in Italia. Il lavoro di vivere è uno dei suoi testi migliori: conflittuale, spietato, tra i più incisivi della sua copiosa produzione, commedia crudele e beffarda, dal ritmo secco e sincopato.
Carlo Cecchi e Fulvia Carotenuto sono i due battaglieri protagonisti: incapaci di amare ancora, si sentono scaduti.
Una notte l’uomo si alza inquieto, si interroga su chi gli dorma al fianco, fantastica su improbabili fughe con altre donne, poi infierisce sulla moglie, vomita rancori repressi, la butta a terra. Dal nulla spunta un visitatore, un amico: vuole un’aspirina, forse vuole solo parlare, ma è investito dal rancore dei due.
Se ne va, non prima di aver dimostrato che è la paura della solitudine ad averli inchiodati per trent’anni l’uno all’altra, abbandonandoli alla loro amarezza, in una stanza da letto che è quasi un ring. Con punte di umorismo spietato, Il lavoro di vivere, è un testo solo apparentemente lineare, ricco di riferimenti interni, dal più scontato Pinter a Ionesco, Bernhard, Brecht: dalla miseria esistenziale però scaturisce la commedia, in bilico tra sarcasmo e disperata ironia.
Il teatro di Levin non ha più spazio per gli eroi, ma per i perdenti con un vena poetica che li rende indimenticabili.

 

01_Comunicato stampa_Il lavoro di vivere

02_IL LAVORO DI VIVERE_estratti stampa

2018-02-26T16:23:21+00:00

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