Operette morali

Carignano 1-13/4/14


di Giacomo Leopardi
con Renato Carpentieri, Roberto De Francesco, Iaia Forte, Paolo Graziosi, Giovanni Ludeno, Paolo Musio, Totò Onnis, Barbara Valmorin
regia Mario Martone
scene Mimmo Paladino
luci Pasquale Mari
costumi Ursula Patzak
suoni Hubert Westkemper
dramaturg Ippolita di Majo
aiuto regia Paola Rota
scenografo collaboratore Nicolas Bovey
la musica per il Coro di morti nello studio di Federico Ruysch è di Giorgio Battistelli (Casa Ricordi - Milano)
esecuzione Coro del Teatro di San Carlo diretto da Salvatore Caputo
Fondazione del Teatro Stabile di Torino





martedì 1 aprile 19.30
mercoledì 2 aprile 20.45
giovedì 3 aprile 19.30
venerdì 4 aprile 20.45
sabato 5 aprile 20.45
domenica 6 aprile 15.30
martedì 8 aprile 19.30
mercoledì 9 aprile 20.45
giovedì 10 aprile 19.30
venerdì 11 aprile 20.45
sabato 12 aprile 20.45
domenica 13 aprile 15.30

Sfida vincente di Mario Martone, che da un capolavoro della letteratura italiana ha tratto uno degli spettacoli di maggior successo degli ultimi anni, per la terza stagione in scena. Operette morali (Premio Ubu per il teatro 2011 a Mario Martone per la miglior regia) è un visionario viaggio attraverso l’anima più profonda dell’autore e i temi fondamentali della sua opera. Le Operette morali sono una raccolta di ventiquattro componimenti in prosa, dialoghi e novelle, che Giacomo Leopardi scrive tra il 1824 ed il 1832. I temi affrontati sono fondamentali, primari: la ricerca della felicità e il peso dell’infelicità, la natura matrigna, la vita che è dolore, noia. «L’idea di Mario Martone – scrive Ippolita di Majo, dramaturg dello spettacolo – di mettere in scena le Operette morali, un testo fuori dal canone della letteratura teatrale, nasce dal serrato confronto con la cultura e con la storia d’Italia del XIX secolo che lo ha impegnato negli ultimi anni di lavoro in campo cinematografico. A monte sta l’urgenza, artistica e civile, di riandare alle origini della scrittura teatrale nazionale per interrogarsi sui suoi potenziali e i suoi limiti: da Alfieri a Manzoni, appunto a Leopardi. Si tratta di un testo che non si può definire teatrale in senso classico, ma che è stato pensato come una commedia, in una lingua e con una struttura così vive e moderne da far saltare i riferimenti drammaturgici del secolo in cui è stato scritto per approdare a una profonda consonanza con esperienze fondamentali del teatro del Novecento». Il regista sta attualmente lavorando a un film dedicato alla gioventù del poeta recanatese, protagonista Elio Germano.

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