Prato inglese 2018-06-25T17:41:36+00:00

Il Teatro Carignano si trasforma in una piazza incantata, incorniciando con gli ori ed i velluti della sala un grande prato all’inglese.

William Shakespeare

Romeo e Giulietta
Sogno di una notte di mezza estate

Dal 26 giugno al 22 luglio in questa arena, a metà tra giardino e palazzo, sono in scena due nuovi spettacoli tratti dal grande repertorio shakespeariano. Romeo e Giulietta e Sogno di una notte di mezza estate si alternano di sera in sera per offrire al pubblico un’occasione unica per vivere il teatro con tempi e modi diversi, tra innovazione e tradizione.

SOGNO DI UNA NOTTE DI MEZZA ESTATE

di William Shakespeare
con Vittorio Camarota, Giorgia Cipolla, Alessandro Conti, Yuri D’agostino, Christian di Filippo, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Marcello Spinetta, Beatrice Vecchione, Annamaria Troisi, Angelo Tronca
scene e luci Jacopo Valsania
costumi Alessio Rosati, Aurora Damanti
regia Elena Serra
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Si ringraziano
Sartoria Teatrale D’Inzillo Sweet Mode – Roma
Loris Spanu, consulenza tecnica luci
Davide Calabrese, tirocinante dell’Università degli studi di Torino/D.A.M.S.

Sogno è un’allegoria perfetta della dialettica tra la legge di natura e la legge della società civile, un esempio magistrale di armonia stilistica che coniuga prospettive feroci con aperture al ridicolo in cui io intravedo l’embrione dell’umorismo moderno in senso pirandelliano. La vicenda si svolge in Atene, luogo mitico e simbolo della istituzione politica. Il duca Teseo e la regina Ippolita prossimi alle nozze dopo una sanguinosa guerra che li ha visti nemici, si accingono a sancire il ritorno all’ordine e alla pace col matrimonio. La flebile serenità che si respira in città viene sospesa dalla ribellione della giovane Ermia che rifiuta di sposare l’uomo che suo padre ha scelto per lei. Teseo le accorda un tempo di riflessione che coincide col passaggio del solstizio d’estate durante il quale le forze paniche della natura prendono possesso dei cuori e delle menti umane attraverso le loro arti magiche. Si accende la danza vorticosa che nello spazio di una notte vedrà protagonisti Ermia, il suo amore Lisandro, la bella amica Elena e il focoso Demetrio, Oberon e Titania sovrani capricciosi delle potenze occulte insieme col loro seguito, uno scalcagnato e sparuto ensemble di commedianti improvvisati. Ho cercato una chiave di lettura che mi permettesse di conciliare i due mondi del Sogno nello spazio definito dal progetto e da Jacopo Valsania, di farli respirare nei costumi visionari di Alessio Rosati e Aurora Damanti. La prospettiva di indagine che mi è venuta in soccorso è quella del filosofo Jacques Lacan che afferma «l’inconscio è un linguaggio, senza codice. Il discorso inconscio si svolge lungo due assi: l’asse della sincronia, che è quello della metafora, e l’asse della diacronia, che è quello della metonimia. Il sogno è una metafora e il sintomo stesso è una metafora. Così come il desiderio è metonimia». Ed è proprio intorno alle due figure retoriche di metafora e metonimia che abbiamo lavorato per portare a galla il complesso magma di pulsioni che anima il testo. Lo spettacolo non racconta un’epoca precisa né una struttura sociale definita, ma allude alla difficoltà che ogni essere umano prova nell’accettare le regole della civiltà di cui è parte. Allo stesso modo la spinta erotica della natura non si incarna in un tipo di sessualità concreta e quotidiana, ma piuttosto in figure oniriche che portano in sé i tratti dell’istintualità inconscia. Le immagini che si creano vengono collegate attraverso la musica dei Laibach, ala musicale del collettivo artistico-politico Neue Kunst Slowenische. Il collettivo si è occupato principalmente dell’estetica del potere e della strategia della sovraidentificazione. I Laibach operano la sovversione affermando gli aspetti dell’esistente che non possono essere espressi apertamente, ma che fanno parte nell’ordine simbolico dominante poiché è nelle verità nascoste dell’ordine simbolico che sono inscritti i punti di rottura.

Elena Serra

ore 21.00


durata 1h e 15 min
non è previsto intervallo


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ROMEO E GIULIETTA

di William Shakespeare
con Vittorio Camarota, Giorgia Cipolla, Alessandro Conti, Yuri D’agostino, Christian di Filippo, Barbara Mazzi, Raffaele Musella, Marcello Spinetta, Beatrice Vecchione, Annamaria Troisi, Angelo Tronca
scene e luci Jacopo Valsania
costumi Alessio Rosati, Aurora Damanti
regia Marco Lorenzi
Teatro Stabile di Torino – Teatro Nazionale

Si ringraziano
Sartoria Teatrale D’Inzillo Sweet Mode – Roma
Loris Spanu, consulenza tecnica luci
Davide Calabrese, tirocinante dell’Università degli studi di Torino/D.A.M.S.

I giovani personaggi di Romeo e Giulietta hanno una capacità d’immaginazione prodigiosa. Creano il mondo di cui parlano. Per questo il nostro spettacolo si svolge sull’isola dell’immaginazione, ovvero il Teatro, scartando ogni tentati vo di noioso realismo che appiattirebbe le parole e il senso di Shakespeare. E questa isola dell’immaginazione – la nostra Verona – verrà fatta vivere direttamente dagli attori, con le loro mani, i loro corpi, con la fantasia, a vista, creando ogni dettaglio come in un gioco di bambini che quando dicono “sono una foresta” – veramente – sono una foresta! Questa gioia deve animare il racconto inteso come gesto comune degli attori verso gli spettatori, mentre davanti ai loro occhi nasce il nostro Romeo e Giulietta. Che cosa è la morte? E cosa è l’amore? La morte è la rigidità, la fissità, la mancanza di trasformazione e di evoluzione. L’amore è il cambiamento. È essere disposti a cedere una parte di sé per una trasformazione, per un’evoluzione in qualcosa di altro (spesso di più grande). Romeo e Giulietta sono questo amore. Si amano con passione, corpo, desiderio. Accettano di mutare, di cambiare il proprio nome. Arrivano al grande sacrificio finale del loro amore e questo può portare un cambiamento al mondo che li circonda e che fi no a quel momento era rigido, sordo… morto. Non permetti amo che il loro sacrificio sia avvenuto invano. Facciamo in modo che la loro morte e quella di tutti i giovani di Verona non sia inutile. Facciamo che serva a lasciare un messaggio d’Amore. Questo spettacolo sarà diverso perché sarà una storia, o meglio una favola raccontata da un cast di attori giovani. Con forza e con coraggio. Rifiutando con fermezza la finzione e le convenzioni, sveleremo i trucchi del nostro gioco per ritornare ad un teatro come quello di quando eravamo bambini, dove le favole erano possibili perché bastava poco a rendere tutto “vivo”. Per ricordarci che è una favola quella che sti amo raccontando al pubblico lì, vivo e presente con noi.

Marco Lorenzi

ore 21.00


durata 1h e 30 min
non è previsto intervallo


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