STAGIONE 26/27

ELISIR

Lunga vita al teatro

«L’hanno data per morta molte volte e lei se la ride. Come queste ossa con un’anima, nervi, muscoli e carne possono rivivere, così ogni volta la pittura. Con buona pace dei tanti becchini. Amen.» Maurizio Bottoni, Memento mori

E così il teatro. Più volte dato per sepolto, ogni volta sopravvissuto alle sue apocalissi annunciate – come se avesse scoperto, nel corso dei secoli, il proprio elisir. Lunga vita, allora, al teatro. L’elisir ha nella tradizione alchemica due proprietà distinte. La prima è la più nota: prolunga la vita, o addirittura la rende immortale – è l’«elisir di lunga vita» che generazioni di alchimisti hanno cercato senza trovare, e che la storia ha consegnato al mito. La seconda è meno celebre ma non meno ambiziosa: l’elisir è anche la sostanza capace di trasmutare i metalli vili in oro, di operare la trasformazione più radicale che la materia possa subire.

Il teatro conosce entrambe queste proprietà. La prima – la lunga vita – è un fatto verificabile: il teatro è sopravvissuto a ogni annuncio della propria morte, e ne ha ricevuti molti. Il cinema avrebbe ucciso il teatro di prosa, poi la televisione, internet, le piattaforme di streaming. Ogni nuova tecnologia ha trovato i suoi profeti della fine, eppure il teatro ha continuato a fare quello che ha sempre fatto. Gli spettacoli che portiamo sul palco in questa stagione sono la prova vivente di questa ostinazione: materiali che continuano a produrre senso e a generare domande nel presente.

La seconda proprietà – la trasmutazione – è ciò che accade ogni sera in teatro quando la parola scritta diventa corpo, voce, presenza, quando uno spazio vuoto si trasforma in un luogo abitato, quando il pubblico esce cambiato dallo spettacolo rispetto a come era entrato in sala. Allora ogni recita si trasforma in un’operazione alchemica irripetibile.

Fulcro e cardine della prossima stagione è il progetto produttivo che ci vede protagonisti nei nostri rispettivi ruoli, insieme alle artiste associate Kriszta Székely e Silvia Gribaudi e ad artisti importanti ai quali ci lega grande stima, come Gabriele Vacis, Valter Malosti, Jurij Ferrini, Matthias Martelli e la giovane Micol Jalla. Le otto nuove produzioni esecutive sono lo specchio delle nostre poetiche, delle nostre idee e delle nostre storie, ed esprimono l’identità, la coerenza e la forza propositiva di un teatro che vuole sfidare le convenzioni, ampliare la proposta, stimolare la curiosità del pubblico, anche all’insegna della interdisciplinarietà tra prosa, danza e musica. Ad esse si aggiungono le riprese di ben cinque titoli delle stagioni precedenti, che testimoniano l’apprezzamento del nostro lavoro e la longevità di un repertorio anche come pratica sostenibile. Riletture critiche di capolavori della storia teatrale come Una delle ultime sere di Carnovale di Goldoni o Amleto di Shakespeare si intrecciano con la ricognizione di pietre miliari della drammaturgia e della letteratura italiana del secondo Novecento – Lu santo jullàre Françesco e Mistero buffo di Dario Fo, Se questo è un uomo di Primo Levi, L’inserzione di Natalia Ginzburg – con la prosecuzione o conclusione di percorsi triennali, come La trilogia dei libri (Corano) o quella sul teatro di Tennessee Williams (Il taccuino di Trigorin), con la scrittura contemporanea di Annie Ernaux (L’evento), Rafael Spregelburd (Todo), Diego Pleuteri (Resteremo per sempre qui buone ad aspettarti), Silvia Gribaudi (Amazzoni) e Matthias Martelli (Fred), infine con il grande classico di Astrid Lindgren (Pippi Calzelunghe) rivolto a ragazzi e famiglie.

Il nuovo assetto della direzione artistica rilancia una forte attenzione al ricambio generazionale che si riverbera nel cartellone, sia nella scelta degli autori ospitati o prodotti (Iacozzilli, Fettarappa, Mariani, Zannoni, Aldrovandi, Gadd) sia nella presenza del collettivo PoEM e della compagnia costituita dagli allievi diplomandi della nostra Scuola, impegnati rispettivamente nella Trilogia dei libri e nella Trilogia Williams, sia infine nella rassegna Energie nove, a cura di Diego Pleuteri, che offre spazio a giovanissimi autori e interpreti indipendenti.

Più che una semplice rassegna, Energie Nove vuole essere uno spazio di ascolto, confronto e scoperta, capace di intercettare urgenze, linguaggi e forme della scena emergente contemporanea. Il progetto nasce dalla necessità di offrire visibilità e contesto a percorsi artistici ancora in trasformazione, sostenendo una relazione concreta tra ricerca, pubblico e istituzione teatrale. In un momento storico in cui il rischio creativo fatica sempre più a trovare spazio, Energie Nove intende affermarsi come luogo aperto alla sperimentazione, alla pluralità degli sguardi e alla possibilità di nuove traiettorie artistiche.

Sebbene ancora più delle precedenti la stagione prossima ponga l’accento sulla drammaturgia contemporanea – su 25 titoli in programma al Teatro Carignano ben 14 sono opera di autori viventi e sui 33 di Gobetti e Limone ben 23 – la nostra proposta parte dalla tragedia classica di Euripide ed esplora in profondità i pilastri del repertorio moderno e contemporaneo, come dimostra la presenza di Ariosto, Shakespeare, Ford, Goldoni, Scarpetta, Svevo, Zweig, Brecht, Beckett, Williams, Bergman, Testori, Fo, Bernhard, Emma Dante.

La presenza femminile nella stagione 2026-2027 si misura prima di tutto in termini di posizionamento creativo: le donne sono qui come autrici, registe, coreografe e firmatarie del lavoro artistico. Le artiste associate Kriszta Székely e Silvia Gribaudi contribuiscono in modo determinante all’identità della stagione, la prima con il suo lavoro registico, la seconda con la ripresa di Amazzoni in tournée internazionale e con l’antologia che Torinodanza Extra dedica alla sua ricerca coreografica. Tra le ospiti internazionali, Eline Arbo porta al Carignano The End of Eddy in quello che sarà il suo debutto sulle scene italiane. Sul versante autoriale, cinque delle voci più rilevanti del cartellone sono donne: Annie Ernaux, Premio Nobel per la letteratura 2022, Emma Dante, Natalia Ginzburg, Astrid Lindgren e Caryl Churchill. A queste si aggiungono, tra le nuove generazioni, Fabiana Iacozzilli, Lucia Raffaella Mariani, Micol Jalla, Alessandra e Roberta Indolfi, Ivana Ferri, Giorgia Favoti, Anna Parodi, Livia Rossi, Eliana Rotella e Alice Sinigaglia.

La stagione 2026-2027 è anche costellata di anniversari più o meno rotondi, dal 100° e 10° Dario Fo all’800° di San Francesco d’Assisi, dal 50° Charlie Chaplin a quelli di due illustri torinesi: il 40° Primo Levi e il 110° Natalia Ginzburg. In particolare, l’anniversario di Dario Fo sarà celebrato dal TST con una tournée mondiale che porterà Mistero buffo e Lu santo jullàre Françesco affidati al talento esplosivo di Matthias Martelli in tredici città estere dei cinque continenti. Insieme a loro, ricorre il 120° dell’autrice svedese Astrid Lindgren.

E a proposito del nostro posizionamento internazionale, il cartellone ospita al Teatro Carignano tre artisti di grande prestigio: la già citata regista norvegese direttrice dell’International Theatre di Amsterdam Eline Arbo, impegnata in uno dei più grandi successi della scene europea delle ultime stagioni, The End of Eddy di Eduard Louis; il ritorno dell’inglese Ben Duke, dopo la sua prima presenza nazionale nei mesi scorsi sulle nostre scene, con l’ultima creazione The Last Hamlet, e la reunion dei discendenti del mito Charlie Chaplin guidati dai nipoti James Thierrée e Victoria Chaplin che presentano Rendez-Vous.

Due di questi titoli rientrano nell’ambito di Torinodanza Extra, focus curato dalla direttrice artistica Anna Cremonini, che si completa con una meritata antologia dedicata alla nostra artista associata Silvia Gribaudi, della quale saranno presentati Grand Jeté, R.osa e Graces che tanto successo stanno ottenendo sulle scene europee.

La presenza massiccia di giovani artisti – Fabiana Iacozzilli, Giordana Faggiano, Marta Pizzigallo, Alessandro Bandini, Alfonso De Vreese, Niccolò Fettarappa, Giuliana Vigogna, Lucia Mariani, Daniele Marmi, Alice Fazzi, Marta Malvestiti, Beatrice Verzotti, Maria Teresa Castello, Hana Daneri, Ilaria Campani, oltre a tutte e tutti i protagonisti di Energie Nove – si bilancia con quella altrettanto significativa di protagonisti affermati delle nostre scene, tra cui si segnalano almeno, in ordine alfabetico, Roberto Andò, Valerio Aprea, Natalino Balasso, Fabrizio Bosso, Arturo Brachetti, Roberta Caronia, Giuseppe Cederna, Luca De Fusco, Anna Della Rosa, Filippo Dini, Michele Di Mauro, Pierfrancesco Favino, Anna Ferzetti, Alessandro Haber, Gianfelice Imparato, Hanif Kureishi, Roberto Latini, Gabriele Lavia, Luca Lazzareschi, Francesco Mandelli, Milvia Marigliano, Laura Marinoni, Nello Mascia, Stefano Massini, Leo Muscato, Lino Musella, Orietta Notari, Nicola Pannelli, Fausto Paravidino, Andrea Pennacchi, Mario Perrotta, Mario Pirrello, Alvia Reale, Stefania Rocca, Lunetta Savino, Arianna Scommegna, Theodoros Terzopoulos, Federico Vanni.

Settantacinque titoli, otto nuove produzioni, sei riprese, cinque coproduzioni, una città. Questo l’elisir preparato, nella speranza e nell’attesa di poterlo condividere e consumarlo collettivamente in sala, una sera alla volta. Lunga vita, ancora, al teatro – e a chi lo abita insieme a noi.

Leonardo Lidi Vicedirettore artistico | Valerio Binasco, Direttore Artistico | Diego Pleuteri Direttore artistico junior